PALERMO – Sei condanne per mafia, la più pesante a 20 anni di carcere. Si chiude il troncone in ordinario del processo che nasceva dal blitz di carabinieri e poliziotti, che nel 2022 assestò l’ennesimo e durissimo colpo al mandamento di Brancaccio-Ciaculli.
Mafia, pizzo e droga: le imputazioni erano quelle classiche del repertorio di Cosa Nostra.
Mafia, gli imputati e le condanne
Queste le pene inflitte dalla quinta sezione del tribunale presieduta da Vittorio Alcamo: Emanuele Prestifilippo 20 anni, Sergio Giacalone 15 anni, Domenico Macaluso 15 anni, Cosimo Salerno 10 anni, Leonardo Rizzo 9 anni, Francesco Oliveri 3 anni e sei mesi.
Assolti sono Umberto Palumbo, Giovanni Di Simone e Giuseppe Cottone, assistiti dagli avvocati Giuseppe La Barbera, Rita Maccagnano e Salvatore Spedale.
Emanuele Prestifilippo avrebbero lavorato al fianco prima di Leandro Greco e poi del cugino Giuseppe, che si sono susseguiti alla guida del mandamento di Ciaculli. Nel corso del blitz, coordinato dai pubblici ministeri e Francesca Mazzocco, emerse il silenzio dei commercianti che pagano il pizzo senza denunciare e sono finiti tutti sotto processo.
L’odio per Falcone e Borsellino
Le intercettazioni svelarono l’odio dei mafiosi nei confronti di Falcone e Borsellino. Maurizio Di Fede, considerato il capo della famiglia di Roccella e condannato per mafia in abbreviato assieme ad altre 26 persone, non accettava che una bambina partecipasse con i compagni di classe ad una manifestazione di commemorazione della strage di Capaci. “Noi non ci immischiamo con Falcone e Borsellino”, diceva.

