CATANIA – “Le società sottoposte al decreto di confisca continuano a operare nel mercato attraverso un amministratore giudiziario”. Il procuratore di Catania Michelangelo Patanè illustra le conseguenze “gestionali” del provvedimento eseguito oggi dalla Polizia di Stato alle due aziende Metal Ferrosi e Giada Immobiliare. Nessuna chiusura delle attività, ma solo un trasferimento della “gestione” a una persona incaricata dal Tribunale. E su questo aspetto insiste anche il dirigente dell’Anticrimine della Questura, Ferdinando Buceti che ai giornalisti evidenzia “che la Metal Ferrosi è una società con un volume d’affari importante e che non c’è pericolo per le maestranze e le attività”. E getta acqua sul fuoco a quanto sarebbe stato detto nel corso di un convegno la scorsa settimana a Catania sulla gestione dei beni confiscati. “Non è vero che le aziende confiscate sono destinate a fare una brutta fine – commenta – Quello di oggi è l’esempio di come una buona gestione porti a entrare in un circiuto ecomomico virtuoso”.
L’operazione di oggi scaturisce dalla vasta operazione della Squadra Mobile (Regvenge 4) che permise di “smantellare – ha detto il dirigente Antonio Salvago – un sodalizio mafioso dedito al traffico di stupefacenti a San Cristoforo, in particolare in via Playa e nella zona del Tondicello”. L’informativa è finita nelle mani del pm Pasquale Pacifico che fece richiesta al Gip di 20 misure cautelari: tanti i soggetti che finirono dietro le sbarre. In quella circostanza furono sequestrate anche ingenti somme di denaro trovati a casa degli indagati. “Segnale della potenza economica del clan” – affermano gli investigatori.
E mentre il processo penale è andato avanti, parallelamente si sono svolte le indagini patrimoniali per poter verificare se c’erano gli elementi probatori a chiedere una misura di prevenzione al Tribunale. In questo caso si è arrivata alla confisca. “Da tempo la abbiamo messo in campo un doppio binario investigativo – spiega il pm Pasquale Pacifico – in modo che il sequetro dei beni e dei compendi aziendali fosse autonomo rispetto all’esecuzione delle misure personali. Un lavoro – conclude il magistrato – che la Procura segue in sincronia e sinergia con la sezione Misure di Prevenzione del Tribunale”.

