Mafia, i verbali di Fontana: "Ecco i miei beni e i prestanome"

Mafia, i verbali di Fontana: “Ecco i miei beni e i prestanome”

L'aspirante pentito vuole dimostrare che fa sul serio. Ecco la prima di quattro puntate sulle sue dichiarazioni
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PALERMO – Gaetano Fontana rilancia. Mette sul piatto una serie di beni per dimostrare che fa sul serio. Che vuole davvero collaborare con la giustizia.

Finora è stato un tira e molla con i pubblici ministeri. Ora la “partita” si è spostata in aula davanti a giudice per l’udienza preliminare Simone Alecci che lo sta processando insieme ad altre decine di imputati. Si sottopone all’esame ed elenca beni che appartengono alla sua famiglia e finora sfuggiti ai radar investigativi.

Terreni di 15 mila metri quadrati e ville all’Addaura, non lontano da dove volevano fare saltare in aria il giudice Giovanni Falcone assieme a Carla Del Ponte, appartamenti in viale Campania e nella zona di via Monte Pellegrino, locali che in passato hanno ospitato gli uffici decentrati della prefettura, e altri dove oggi ci sono bar e agenzie immobiliari. Nel rione Acquasanta e non solo.

Fontana fa pure i nomi dei prestanome dietro cui si celerebbe le reale proprietà di aziende che apparterrebbero alla sua famiglia. Ribadisce la ferma volontà di cambiare vita che ha maturato quando ha visto la moglie, Michela Radogna, in manette. Vuole riabbracciare i suoi figli – sa che rischia grosso su questo punto – e ricominciare da capo. I figli non devono avere lo stesso destino toccata a lui, trascinato dal padre Stefano, uno dei boss più influenti della vecchia mafia.

Parla anche di affari, dei Fontana ma anche dei Ferrante, altra famiglia mafiosa. Torna a definirli “cani sciolti” che lucrerebbero con una sistema di fatturazioni per il lavori all’interno dei Cantieri navali. “Un bancomat dei Ferrante”, li definisce. Nuovo per lavoro per i i finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria che hanno già svelato una grossa fetta dei segreti dei Fontana.

Tira in ballo il boss Vincenzo Di Maio che avrebbe dato carta bianca ai “cani sciolti”. Ed è durante questo passaggio che interviene il giudice Alecci. Gli contesta il fatto di raccontare cose di mafia, equilibri di potere compresi, e al contempo negare di essere attualmente inserito in Cosa Nostra.

Ma loro i Fontana, così dice, possono entrare o uscire quando vogliono dall’organizzazione per il peso del cognome che portano. Sono tutte dichiarazioni che si aggiungono a quelle che Fontana ha già reso ai pubblici ministeri Dario Scaletta, Amelia Luise e Federica La Chioma nel corso delle indagini preliminari e che ripercorreremo in una serie di articoli a partire da domani.

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Commenti

    Sbaglia chi ritiene che l’attuale criminalità organizzata abbia le regole che furono di Cosa nostra.

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