Mafia, il ritorno di Fiammetta |Il boss ai domiciliari e la vendetta

Mafia, il ritorno di Fiammetta |Il boss ai domiciliari e la vendetta

Ecco cosa accade quando il boss di Palagonia viene scarcerato.

operazione kronos - le rivelazioni
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CATANIA – Non sarebbero bastati i domiciliari a fermare le ambizioni criminali di Alfonso Fiametta. Non appena tornato fuori dal carcere avrebbe cercato di riprendere il controllo degli affari tra Palagonia e Ramacca. Ma mentre il boss calatino era in gabbia gli assetti del potere mafioso sarebberi cambiati. U Zu Turi Seminara, capo di Cosa Nostra a Enna e vertice della famiglia di Caltagirone, avrebbe approfittato dell’assenza di Fiammetta, e anche di Pasquale Oliva, per far inserire i suoi picciotti Salvatore Di Benedetto e Giovanni Pappalardo a Palagonia e Ramacca. Alfonso Fiammetta avrebbe immediatamente storto il muso e convocato i sodali dei Santapaola per rimprendere il comando.

Alfonso Fiammetta è uno dei protagonisti dell’indagine Iblis che aveva rivelato gli stretti legami tra mafia, politica e imprenditoria. Condannato e in attesa del verdetto della Cassazione per il processo scaturito proprio da quella indagine, da qualche giorno è tornato in cella perchè coinvolto nella maxi inchiesta dei Ros Kronos che ha seguito in diretta l’evolversi degli equilibri nel clan Santapaola e della famiglia di Caltagirone prima e dopo la sua scarcerazione ai domiciliari.

I Ros hanno monitorato passo dopo passo il ritorno al potere di Alfonso Fiammetta. Molti sono gli incontri a casa del boss di Palagonia, che – da quanto emerge dalle ricostruzioni dell’inchiesta Kronos – non avrebbe rispettato le misure e le restrizione previste dagli arresti domiciliari. Non ci sarebbero stati limiti ai contatti e alle visite di personaggi di spicco della criminalità organizzata a casa del boss. Quel boss al centro di importanti intercettazioni entrati nel processo per il duplice omicidio di Angelo Santapaola e Nicola Sedici.

Sarebbero serviti almeno cinque mesi a Fiammetta per rimettere le cose in ordine. A febbraio ci sarebbe stato il primo incontro in cui i fidati uomini di Zu Turi Seminara sarebbero stati estromessi dal controllo delle “messe a posto e dalle estorsioni”. Si delegano uomini di fiducia del capo Francesco Santapaola e dell’alleato lentinese Pippo Floridia. Il 22 marzo, invece, ci sarebbe stata la riunione decisiva proprio a casa di Fiammetta: i vertici avrebbero deciso che gli unici “abilitati” a operare a Palagonia e Ramacca erano Fiammetta e Oliva.

Alcuni giorni prima Fiammetta avrebbe ricevuto a casa Seminara e Di Benedetto. I due avrebbero confessato al boss di Palagonia che ci si poteva fidare poco di Pappalardo. Sospetti su sospetti che si alimentano soprattutto negli ultimi giorni e creano tensioni tali da poter sfociare in “colpi” di testa armati. Già il 4 aprile Pappalardo e Di Benedetto sarebbero stati convocati per un incontro ma durante il tragitto per poco non cadono in un agguato. I Ros – grazie alle intercettazioni in atto – riescono a scoprire che i due riescono a salvarsi.

A quel punto si sarebbe messa in moto la macchina della vendetta. Il ruolo di Seminara non sarebbe da trascurare, perchè i comportamenti del vecchio boss potrebbero avere come scopo quello di voler approfittare della sete di sangue dei suoi picciotti. Zu Turi li avrebbe fomentati contro i capi dei Santapaola, e in particolare contro il “forestiero” capo dei Nardo, Pippo Floridia. Con l’eliminazione del boss siracusano Seminara potrebbe riesumare il potere che aveva avuto Ciccio La Rocca nelle campagne e nelle città calatine.

Ma i piani di Spampinato e Di Benedetto sarebbero quelli di eliminare Fiammetta e anche il figlio del boss. E avrebbero fissato anche anche una data: l’otto Aprile. Il giorno dell’attesa sentenza della Cassazione del processo Iblis. Se la Suprema Corte avesse confermato la condanna il boss avrebbe dovuto recarsi immediatamente al carcere di Caltanissetta, ma nel viaggio avrebbe trovato i killer ad attenderlo. Il verdetto è invece slittato al 7 giugno e il piano criminale è sfumato. Nel frattempo Fiammetta è tornato a guardare il mondo da dietro le sbarre. Il Gip ha infatti emesso un’ordinanza di custodia in carcere per il boss dopo il fermo del Ros, che ha condotto le indagini coordinate dai pm Agata Santonocito e Antonino Fanara.

L’inchiesta Kronos ora si divide su due piani paralleli: da una parte le attività dei Ros che non si sono mai fermate nemmeno dopo gli arresti e dall’altra le udienze davanti al Riesame per gli oltre 20 indagati, i cui difensori hanno già annunciato il ricorso davanti al Tribunale della Libertà.

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