La Gip di Messina, l'architetto e il direttore: fra mafia e massoneria

La Gip di Messina, l’architetto e il direttore: Vetro fra mafia e massoneria

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Spunta sempre un "fratello" pronto ad aiutare il boss di Favara

PALERMO – Nella rete di relazioni di Carmelo Vetro la massoneria ha un peso di rilievo. Spunta sempre un “fratello” che si mette a disposizione. L’imprenditore di Favara, che ha una pesante condanna per mafia nella fedina penale, per la vicenda dell’accreditamento di una società di servizi con l’Asp di Messina non avrebbe attivato contatti esclusivamente con il manager della sanità Salvatore Iacolino. Gli investigatori scandagliano un altro canale ed è quello dei rapporti fra massoni.

“Organico sia a contesti mafiosi che massoni”

Vetro, arrestato nelle scorse settimane per corruzione assieme al dirigente regionale Giancarlo Teresi, è “organico sia a contesti mafiosi che massoni”. Così scrivono gli investigatori che stanno ancora cercando di individuare la loggia a cui appartiene. Quando lo arrestarono per mafia nel 2012 nella sua abitazione furono trovati documenti che attestavano la sua appartenenza alla “Gran loggia d’Italia e degli antichi liberi accettati muratori”. Ora non si esclude che faccia parte di una loggia segreta.

L’obiettivo di Vetro e dell’imprenditore messinese Giovanni Aveni era di ottenere l’accreditamento con l’Azienda sanitaria provinciale di Messina per l’Arcobaleno srl riconducibile ad Aveni.

Il “fratello” della massoneria

Gli investigatori, anche alla luce delle intercettazioni telefoniche, hanno ricostruito che Iacolino si attivò con il direttore generale Giuseppe Cucci e con quello amministrativo Giancarlo Niutta. Ad un certo punto Vetro avrebbe coinvolto un altro “fratello” massone, un architetto di San Cataldo in provincia di Caltanissetta.

Pensavano di “andare a chiamare a questo Niutta e dirgli scusami caro dottore ma tu capisci che intanto stai andando contro te stesso, perché stai facendo una cosa che… non la puoi fare, non gli puoi pagare fattura a quello che è in un altro distretto, come se l’Asp Agrigento pagasse un servizio all’Asp di Caltanissetta… io con Totò Iacolino ci ho parlato dice a me lui mi ha detto a me ancora non mi hanno scritto”.

La Gip di Messina

Il riferimento era alle manovre per togliere l’accreditamento ad una concorrente dell’Arcobaleno, la Anfild, a cui lo stesso Aveni era stato precedentemente legato. E mentre discutevano di questo argomento sono saltate fuori due sigle: “… quella ha un certo peso nel Goi” diceva l’architetto che aggiungeva “io intanto gli ho scritto a questa che ancora non mi risponde che è la Gip di Messina”.

Alla donna, che non è un giudice per le indagini preliminari, l’architetto chiese se anche Niutta appartenesse alla stessa loggia massonica. Da qui è partito un altro giro di intercettazioni. Nella memoria del telefono la donna è registrata come “Sr. Maria”. L’acronimo “Gip” sta per Grande Ispettore Provinciale del Grande Oriente d’Italia.

Qual è oggi il rapporto di Vetro con la massoneria? “Non emerge quale sia attualmente la società massonica alla quale Vetro presti la propria obbedienza né tanto meno se essa sia riconosciuta oppure se si tratti di un’associazione iniziatica segreta o coperta – annotano gli investigatori della Sisco di Palermo, della Dia e della squadra mobile di Trapani in un’informativa – tuttavia è evidente il ricorso ad un sistema di influenze che consente di instaurare partnership tra imprenditori e aggiudicarsi appalti, fare raccomandazioni e chiedere favori”.

La mafia “borghese dei salotti”, viene definita così da chi indaga sotto il coordinamento della Procura di Palermo. Una mafia che si sarebbe attivata quando gli interessi di Vetro e Aveni si sarebbe spostati dall’assessorato regionale alle Infrastrutture al mondo della sanità pubblica.


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