Mafia fra Palermo e New York: pene ridotte. Assolto l'ex latitante

Mafia fra Palermo e New York: pene ridotte. Assolto l’ex latitante

Verdetto della Corte di appello

PALERMO – Assoluzioni e pene ridotte al processo di appello sui collegamenti fra la mafia di Palermo e le famiglie di New York.

Assolto Giovan Battista Badalamenti, 70 anni, che vive da libero cittadino negli Stati Uniti. Per un periodo è stato dichiarato latitante, poi il Tribunale del Riesame annullò l’ordinanza di custodia cautelare in carcere due anni fa per mancanza dei gravi indizi di colpevolezza. Dopo la condanna a 8 anni in primo grado la Corte di appello presieduta da Gabriella Di Marco ha assolto l’imputato difeso dall’avvocato Alessandro Ricci.

La Corte di appello ha dichiarato il non doversi procedere per difetto di querela nei confronti di Isacco Urso. Cade dunque la condanna a 5 anni 6 mesi inflitta in primo grado. Era difeso dall’avvocato Salvina Maccarone.

Gli imputati e le pene

Coimputati di Badalamenti, originario di Torretta, erano Salvatore Prestigiacomo (classe 1973, condannato a 16 anni in primo grado, difeso dall’avvocato Domenico La Blasca: cadono i principali capi di imputazione, tra cui l’associazione mafiosa, e la pena scende a 4 anni ed è stato scarcerato), Salvatore Prestigiacomo (classe 1960, difeso dagli avvocati Salvina Mastrandrea e Giulio Bonanno, la pena passa da 6 anni e 4 mesi a 4 anni e 2 mesi) e Maria Caruso (da 4 anni, a 2 anni, 4 mesi e 20 giorni. Era difesa dall’avvocato Stefania Maccarone).

Erano già stati condannati in un altro processi Francesco Rappa, considerato il capomafia di Partinico.

Mafia Palermo-New York, il potere dei Gambino

La Procura ricostruì che erano sempre i Gambino a detenere il potere in America, dove si muovono gli “eredi” di Frank Calì, assassinato nel 2019 davanti alla sua casa di Staten Island. L’uomo chiave in Sicilia sarebbe l’anziano Rappa che negli anni Settanta era stato arrestato a New York.

Gli agenti del Fbi avrebbero ricostruito decine di estorsioni a imprese edili della Grande Mela. Per incassare i soldi e intimidire chi non pagava i boss americani si sarebbero serviti della manovalanza delle gang locali. Il legame fra i boss palermitani e gli scappati durante la mattanza corleonese resta forte.


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