PALERMO – Il vecchio boss Franco Bonura si era ripreso in mano il potere all’Uditore. Mafia e affari: il binomio è quello di sempre. Ora rischia sedici anni di carcere. Il pubblico ministero Giovanni Antoci ha chiesto la condanna per sette imputati. Una pena già ridotta di un terzo perché Bonura ha scelto il rito abbreviato che garantisce lo sconto di un terzo della pena.

Mafia dell’Uditore, gli altri imputati
Queste le altre richieste: Girolamo Buscemi 14 anni, Giuseppe Costa 3 anni, Giovanni Buscemi 10 anni e 8 mesi, Antonino Buscemi 4 anni e 6 mesi, Alessandro Costa 12 anni e 8 mesi, Giusto Catania 12 anni e 8 mesi.
Altri 14 imputati, tra cui il boss Agostino Sansone, sono stati rinviati a giudizio a metà dicembre scorso e saranno processati con il rito ordinario.
Bonura e gli altri imputati sapevano di avere “le microspie infilate pure nel buco del c…”, ma non si sono potuti tirare indietro. L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo svelò l’essenza di Cosa Nostra all’Uditore.
Le intercettazioni del boss
“Io so che andando là vado a morire, però io ci sono andato, non me la sono sentita di lasciare”, diceva Bonura intercettato dai poliziotti della squadra mobile. All’età di 82 anni, dopo una lunga detenzione, Bonura avrebbe potuto “godersi” il patrimonio accumulato e mai sequestrato, ma non si è potuto tirare indietro. La mafia nel rione Uditore aveva bisogno di una guida.
“L’errore è trasiri (entrare ndr)… l’errore è alla base”, aggiungeva. Una volta entrati in Cosa Nostra si esce solo da morto o pentendosi: “Noi abbiamo certe idee e le nostre idee sono sempre quelle che devono andare avanti… i nostri principi”.

