La mafia del dopo Riina | Un esercito di scarcerati - Live Sicilia

La mafia del dopo Riina | Un esercito di scarcerati

Giorno dopo giorno si ingrossa la lista di chi ha scontato la pena. Investigatori al lavoro.

6 Commenti Condividi

PALERMO – Giovanni Grizzaffi, ormai settantenne, il 5 luglio è tornato a Corleone dopo avere scontato una lunghissima pena. Sulla scarcerazione del nipote di Totò Riina riponevano le speranze i nostalgici di Cosa nostra. In cella c’era finito nel 1993, pochi mesi dopo lo zio.

È l’ultimo nome di un elenco di scarcerati che si ingrossa ogni giorno di più. Gotha, Perseo, Paesan Blues, Old Bridge, Hybris sono  alcune delle operazioni che hanno concluso il loro iter: dagli arresti alla condanne definitive già scontate.

Per pochi mesi di nuovo liberi lo sono stati Pino Scaduto, boss di Bagheria, Tommaso Di Giovanni, reggente di Porta Nuova e Giulio Caporrimo, capomafia di San Lorenzo, colui che nel 2011 aveva chiamato tutti a rapporto nel vertice di Villa Pensabene. Sono tutti tornati in carcere.

È dei primi mesi del 2017 la liberazione di un gruppo di boss arrestati nel 2011, quando le indagini sulla latitanza del picciuteddu, Gianni Nicchi, si incrociarono con quelle sul mandamento di Pagliarelli che ingloba, oltre all’omonima famiglia mafiosa, quelle di Corso Calatafimi, Borgo Molara e Rocca-Mezzo Monreale. Si tratta di Vincenzo Annatelli, Mariano Morfino, Giovanni Tarantino e Giuseppe Zizo. La pescheria di Tarantino, in corso Calatafimi, era una delle basi operative del clan. L’altra era la tabaccheria di Giuseppe Bellino al Villaggio Santa Rosalia. Bellino tonerà libero fra alcuni mesi, visto che la condanna nei suoi confronti era stata più pesante. Stessa cosa per Filippo Burgio che aveva trasformato la sua concessionaria di motociclette in corso Vittorio Emanuele nella stazione di posta del giovane latitante.

Le scarcerazioni riguardano quasi tutti i principali mandamenti mafiosi della città. Ha scontato la pena Calogero Lo Piccolo, figlio di Salvatore, il barone di San Lorenzo, e fratello di Sandro, oggi entrambi condannati all’ergastolo. Sempre a San Lorenzo è libero da tempo Giovan Battista Giacalone, divenuto re della grande distribuzione all’ombra di Cosa nostra. Nella stessa fetta di città, spostandosi da San Lorenzo a Resuttana, è libera Mariangela Di Trapani, 50 anni sette dei quali trascorsi in carcere. È figlia e sorella di due uomini d’onore, nonché moglie di Salvino Madonia, ergastolano per una serie di omicidi fra cui quello dell’imprenditore Libero Grassi, simbolo di una lotta al racket pagata con la vita. Liberi pure Giuseppe Serio e Stefano Scalici.

Da Resuttana all’Acquasanta dove hanno finito di scontare la pena Antonino Tarantino, Antonino Caruso e il settantenne Vincenzo Di Maio. Di lui ha parlato di recente il pentito dell’Acquasanta Vito Galatolo: “C’era Antonio Pipitone, la gestiva lui. Però Vincenzo Di Maio si gestiva anche l’Acquasanta, incontri interni, perché Antonio Pipitone si manteneva sempre più distante per avere contatti con esponenti a livello imprenditoriale, costruttori, perché loro avevano con suo cognato, Masino Cannella, uomo d’onore della famiglia di Prizzi, gestivano la calcestruzzi di cemento, e lui si gestiva di più questo lato economico, e tutto reggeva Vincenzo Di Maio”. E sempre fra Resuttana e l’Acquasanta si muoveva Sergio Giannusa – pure lui di nuovo libero – finito dentro in una delle operazione “Eos” dei carabinieri, uomo di Salvatore Genova prima e, dopo il suo arresto, dello storico padrino Gaetano Fidanzati, signore dell’Acquasanta. La scarcerazione di Giovanni Niosi, invece, risale ad alcuni anni fa, ma il suo nome è tornato di attualità con le dichiarazioni di Giovanni Vitale, uomo del racket a Resuttana. Poco lontano, all’Arenella, è libro Gaetano Scotto. Alla Noce ha finito di scontare la pena Francesco Sciarratta.

Altro nome della vecchia mafia che ha saldato il conto con lo Stato è Michele Micalizzi, originario di Pallavicino. A Tommaso Natale vive Giuseppe Lo Verde, che tutti chiamano Pino. Nei giorni del blitz Perseo, nel 2008, il capomafia di Bagheria Scaduto chiedeva ai suoi interlocutori Giovanni Adelfio, Antonino Spera e Sandro Capizzi “a Tommaso Natale chi c’è?”, intendendo chi avesse preso il comando. In risposta ricevette i nomi dell’architetto Giuseppe Liga e quello di Lo Verde. E proprio dall’elenco degli imputati del processo Perseo provengono i nomi di altri scarcerati: Sandro Capizzi, Giuseppe Perfetto, Massimo Mulè, Salvatore Adelfio, Salvatore Freschi e Giuseppe Calvaruso. Sempre in zona hanno finito di scontare la pena Francesco Guercio, Gaetano Castellese, Massimo Mancino, Girolamo Rao, Giovanni Burgarello e Ignazio Traina. A breve sarà libero pure Giampaolo Corso, che con il fratello Gioacchino (la sua condanna è stata molto più pesante) avrebbe ricoperto un ruolo di primo piano nelle trame di quegli anni.

Sempre a Resuttana hanno espiato la pena anche Salvatore Castiglione e Antonino Cumbo, un tempo uomini fidati di Giovanni Bonanno, il reggente del mandamento di Resuttana inghiottito dalla lupara bianca nel gennaio 2006. Libero a Resuttana anche Francesco Di Pace, l’uomo a cui, secondo l’accusa, i Lo Piccolo avevano affidato il business dei maxischermi pubblicitari piazzati in giro per la città.

Lunghissimo l’elenco dei mafiosi di Porta Nuova di nuovo liberi. Si tratta del mandamento che in questi anni ha tenuto in mano le redini della Cosa nostra di una grossa fetta di Palermo. A cominciare da Gregorio Di Giovanni che era capomandamento nei giorni in cui, nel 2010, veniva brutalmente assassinato l’avvocato Enzo Fragalà. Francesco Chiarello, il pentito che ha fatto riaprire l’inchiesta sull’omicidio del penalista, lo tira in ballo pesantemente. Sempre a Porta Nuova è libero ormai da tempo Massimo Mulè per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Hanno finito di scontare la pena Nicola Milano e Gaspare Parisi.

A Pagliarelli sono ormai liberi da tempo Salvatore Sorrentino, soprannominato lo studentino e Settimo Mineo, anziano boss finito in cella nell’inchiesta Gotha che iniziò a togliere l’acqua in cui sguazzava Bernardo Provenzano. Era la stessa inchiesta che coinvolse i fratelli Gaetano e Pietro Badagliacca, oggi entrambi liberi, mafiosi della zona di Mezzomonreale con forti legami con i boss trapanesi. 

L’elenco di chi è stato scarcerato prosegue con Giuseppe Guttadauro, Tonino Lo Nigro, Angelo Vinchiaturo e Maurizio Di Fede di Brancaccio.

 


Le nostre top news in tempo reale su Telegram: mafia, politica, inchieste giudiziarie e rivelazioni esclusive. Segui il nostro canale
UNISCITI


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI

6 Commenti Condividi

Commenti

    Per cosa riporta l’ articolo si comprende pérche’ la mafia non finira’ mai.

    – Tenendo conto della storia criminale di questi personaggi e delle tecnologie moderne di controllo, non dovrebbe essere difficile, per gli inquirenti, impedire a costoro la reiterazione di reati e, nel caso, riportarli immediatamente in carcere. Possibilmente in regioni di confine lontane dalla Sicilia.
    Per cui non ci si dovrebbe preoccupare più di tanto per la loro scarcerazione.

    – A MENO CHE lo stato (con la ” s ” minuscola), faccia finta di non accorgersi, PER ANNI e DI PROPOSITO, dei crimini commessi da soggetti criminali semi-analfabeti, come accaduto negli anni 60-70-80-inizi 90, con Riina e Provenzano.

    È questa la vera trattativa stato mafia

    Si salvi chi può …..scappamuuuu

    stato di diritto negato in italia. patrimoni sequestrati a imprenditori onesti, niente garanzie per gli imputati, giustizia lenta che favorisce solo chi ha un buon avvocato. carcere disumano. ecco perché la mafia è ancora forte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *