Sono in corso di notifica da parte della procura della Repubblica di Viterbo gli avvisi di conclusione del supplemento d’indagini sulla morte dell’urologo siciliano Attilio Manca, avvenuta a Viterbo il 12 novembre 2004. Gli avvisi riguardano Monica Mieti, Angelo Porcino, detenuto per estorsione e imputato di partecipazione ad associazione mafiosa; Ugo Manca, cugino di Attilio, Salvatore Fugazzotto; Andrea Pirri e Lorenzo Mondello, tutti residenti a Barcellona Pozzo Di Gotto (Messina). Sono tutti indagati per cessione di droga e per morte a seguito di cessione di droga. Secondo la procura, il medico si sarebbe suicidato iniettandosi una dose letale di eroina e un potentissimo tranquillante.
Un’ipotesi, quest’ultima, che la famiglia Manca ha sempre contestato, negando che Attilio facesse uso di droga. La loro tesi, basata su una serie di circostanze mai chiarite, è che sia stato ucciso e che chi lo ha assassinato lo abbia fatto per farlo tacere dopo che era stato obbligato ad assistere il boss Bernardo Provenzano durante una fase della latitanza trascorsa, secondo un pentito, nell’alto Lazio e anche ad accompagnarlo a Marsiglia per essere operato di cancro alla prostata. Il giovane medico, infatti, era uno dei pochi in Italia ad eseguire interventi di prostata in laparoscopia.
“Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione – ha dichiarato all’Ansa il legale della famiglia Manca, l’avvocato Fabio Repici – se sono in corso le notifiche degli avvisi di conclusioni delle indagini significa che, per almeno una parte degli indagati, la procura non ha chiesto l’archiviazione e che, trascorsi venti giorni, chiederà il loro rinvio a giudizio”.
E’ la terza volta che la procura viterbese indaga sulla morte di Manca. Nei due precedenti casi, il pm aveva chiesto l’archiviazione. La famiglia si è sempre opposta e il gip ha sempre disposto ulteriori indagini. Quella chiusa oggi, però era limitata alla cessione dell’eroina che ha ucciso il medico. Per la magistratura, quindi, l’ipotesi dell’omicidio di mafia è definitivamente archiviata.
Ma la battaglia dei genitori e del fratello di Manca prosegue. “Ci sono troppi lati oscuri che la procura di Viterbo non ha mai chiarito – dicono – a cominciare dalle due iniezioni che Attilio, mancino puro, si sarebbe fatto nel polso sinistro. Inoltre, ci sono le tumefazioni alle mani e ai piedi che fanno ipotizzare che sia stato bloccato. Restiamo convinti che sia stato suicidato”.

