Carissimi Fratelli Presbiteri e Diaconi, Fratelli e Sorelle nel Signore, Distinte Autorità, 1. Tutte le persone che oggi partecipano alla S. Messa, ascoltano le stesse letture bibliche che sono state appena proclamate anche per noi. Davanti a questi testi, ciascuno, doverosamente, potrà chiedersi: quale invito, quale messaggio il Signore mi vuole far giungere con questa Parola? Cosa mi vuol dire nella situazione in cui mi trovo? Si tratta di domande che siamo chiamati a rivolgerci non solo personalmente, ma anche comunitariamente. È importante, infatti, che ci lasciamo sempre interpellare dalla Parola di Dio che ha “tanta efficacia e potenza, da essere sostegno e vigore della fede, cibo dell’anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale”. (Dei Verbum, 21)
2. Nella prima lettura (1Re 2,1-4.10-12) incontriamo Davide prossimo alla morte. Come ogni buon padre, egli rivolse le ultime raccomandazioni al figlio Salomone che aveva scelto come suo successore alla guida del regno, frutto di fatica, lacrime e tante battaglie. Egli raccomanda a Salomone l’essenziale per essere uomo maturo e per svolgere il compito di re: “Osserva la legge del Signore, Tuo Dio, procedendo nelle sue vie… perché tu riesca in tutto quello che farai e dovunque ti volgerai”. Comportandosi così, Salomone “sedette sul trono di Davide, suo padre, e il suo regno si consolidò molto”, contribuendo alla realizzazione della promessa che Dio aveva fatto a Davide: “Non ti sarà tolto un discendente dal trono d’Israele”.
3. Nella pagina del Vangelo di Marco (6,7-13), ci viene presentato Gesù che fa compiere ai Dodici la prima esperienza di apostolato. Marco aveva già riferito (3,13-19) che Gesù aveva chiamato “a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui”, aveva scelti dodici discepoli, che chiamò apostoli, “perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni”. I Dodici, dopo essere stati con Gesù e dopo averlo visto operare, sono mandati in missione ad annunziare a tutti gli uomini la necessità della conversione. Questo invito Gesù lo accompagna con l’esortazione a “non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura, ma di calzare sandali e di non portare due tuniche”. Anche qui Gesù invita i Dodici all’essenzialità, come aveva fatto Davide con il figlio Salomone.
4. In che cosa consiste questa essenzialità? Cosa è veramente necessario e indispensabile per vivere la vita buona del Vangelo? Noi ci troviamo qui insieme attorno alla nostra Patrona, che rivediamo sempre con gioia, per partecipare alla “Messa dell’Aurora”, momento caratteristico della nostra devozione verso Sant’Agata. E’ Lei che, con la sua testimonianza, ci può aiutare a capire quello che abbiamo appena ascoltato. Quinziano, il governatore romano a Catania e persecutore di Agata, aveva pensato che la giovane si sarebbe fatta convincere da Afrodisia e dalle sue figlie a seguirle in un comportamento contrario al Vangelo. Ma Agata non si lasciò affascinare dalle loro false certezze e disse loro: “La mia mente è saldamente fondata in Cristo. Le vostre parole sono venti, le vostre minacce fiumi, che per quanto imperversino contro i fondamenti della mia casa, essa non potrà cadere, fondata com’è sopra pietra ben ferma”. La pietra cui Agata si riferisce è Dio, la sua Parola, è Gesù e il suo Vangelo. Agata, come Davide a Salomone, ci dice di imitarla nel mettere il Signore a fondamento della nostra vita, a costruirla quotidianamente camminando nella via del Vangelo. Certamente tutto questo è difficile, ma Agata ci incoraggia: fate come me, e pure voi sperimenterete che il Signore non fa mancare il Suo aiuto a chi gli è fedele.
5. Anche noi siamo inviati da Gesù ad essere missionari. Per dirla con le parole di Papa Francesco, siamo invitati ad essere una “Chiesa in uscita”. Lo saremo, se anzitutto staremo con il Signore e vivremo con Lui. Gesù ci manda ad annunziare il Suo Vangelo. La Chiesa, e quindi ciascuno di noi, non è inviata per comunicare una dottrina da lei inventata, ma per annunziare il Vangelo che riceve dal Suo Signore, per trasmettere il Vangelo che è Gesù stesso. Dobbiamo essere “Chiesa in uscita” osservando le consegne che Gesù diede ai discepoli. Gesù inviò i discepoli a due a due: dobbiamo cioè essere uniti nell’eseguire il compito che Egli ci affida. Non dobbiamo fare affidamento solo sulle nostre forze, sui nostri progetti, ma dobbiamo appoggiarci sul bastone che è il dono dello Spirito Santo, Spirito di fortezza che riceviamo continuamente ogni volta che accogliamo la Sua Parola. In questo invio, Gesù insiste poi sulla povertà e sobrietà, e tutti, a partire da me vescovo, dobbiamo lasciarci interpellare dalle parole di Gesù e chiederci come la nostra vita tiene conto dell’invito alla sobrietà che il Vangelo ci rivolge. Chiesa in uscita, allora, che proclama il Vangelo e che si mette a servizio della gente, particolarmente delle persone che soffrono nell’anima e nel corpo. Anche noi dobbiamo ungere con l’olio dell’amore i tanti infermi che incontriamo.
6. Stiamo celebrando la festa della Santa Patrona durante l’Anno Santo della Misericordia. Papa Francesco lo ha voluto affinché ciascuno di noi sperimenti l’amore misericordioso del Signore: ne abbiamo tutti tanto bisogno. Lasciamoci amare, confortare, consolare e carezzare dal Signore. Agata lo fece e dall’amore misericordioso del Signore ricavò forza e gioia per amare gli altri, dando loro l’esempio di fedeltà al Vangelo. Anche noi dobbiamo testimoniare l’amore misericordioso del Padre divenendo misericordiosi come lui, esercitando nella vita quotidiana le opere di misericordia corporale e spirituale. Forse non le conosciamo: sono quattordici ed è facile trovare il loro elenco in qualche libro oppure più facilmente via internet. Sant’Agata ci affida il compito di conoscere e soprattutto, di praticare queste opere di misericordia che anche lei praticò da buona discepola di Gesù.
7. Agata è buona non solo di nome, ma anche nel suo comportamento verso gli altri. La festa in suo onore ci permette di ammirare il suo volto e certamente ci accorgeremo che Lei ha qualcosa da dire ai suoi veri devoti, a noi qui presenti. Agata ci invita a mettere il Signore a fondamento della nostra vita, a stare con Gesù per diventare veramente una Chiesa in uscita, per le strade del nostro territorio e della nostra città. Agata ci dice: state sempre con Gesù per vivere ed agire come Lui nell’amore e nella bontà. E con questo Agata ci raccomanda l’essenziale, quello che più conta nella nostra vita e che noi, con il suo aiuto, ci impegniamo a mettere in pratica. Così sia per tutti noi.
