CATANIA – “Metti la sirena e vai al viale Grimaldi”. Un ordine perentorio quello che Antonino Cosentino, titolare della Onlus che gestiva un servizio di ambulanze e finito in manette nel blitz Revenge 5, rivolge a Salvatore Spampinato che al telefono afferma di essere all’ospedale Garibaldi. Le intercettazioni della Squadra Mobile seguono in diretta l’organizzazione del trasporto di stupefacenti e per questo particolare “servizio” al centro della conversazione captata dovrebbero arrivare nelle tasche di Cosentino “un camion e mezzo di soldi”. E non usa termini in codice, ma la parola “soldi”. Non ci sono dubbi, insomma, su quale servizio andava a fare l’ambulanza, e sicuramente l’urgenza non era di natura medica. E’ solo una delle tante conversazioni entrate nell’informativa della Squadra Mobile che ha disarticolato il gruppo dei Cappello di San Cristoforo che avevano escogitato per evitare i controlli il trasporto dello stupefacente tramite un’ambulanza della ditta.
I Cappello si allargano e diventano gestori dello spaccio di Monte Po. Il controllo spetta a Francesco Di Mauro: il suo telefono è sotto controllo. In diverse occasioni vengono captate telefonate che fanno comprendere che ha le mani pasta in affari poco chiari. Una donna gli raccomanda di stare attento e lui la tranquillizza, ad un certo punto la “congiunta” vorrebbe chiamare i carabinieri ma lui stoppa le intenzioni e l’avverte che sta arrivando. In un’intercettazione ambientale si parla di un’azione punitiva. “Gli ho caricato dieci colpi di legno nella testa a quello là. Si è spaccato il legno” – si vanta con un sodale.

