PALERMO – “Esiste una parte del Paese che ama crogiolarsi nello scontento cronico e nell’antagonismo tout court. Esistono ancora residuati ideologici che anziché riflettere sulle vere cause che hanno distrutto la Scuola italiana e sulle proprie responsabilità al riguardo, pretendono di strumentalizzare la Costituzione citandola a sproposito e pensano di ostacolare lo sforzo che l’Italia sta facendo per riacquistare credibilità in Europa attraverso riforme sino a ieri ritenute impossibili”. Così il segretario provinciale del Pd di Palermo replica all’assessore alla Scuola Barbera Evola, che nei giorni scorsi si è schierata ufficialmente contro la riforma del governo Renzi sull’istruzione italiana. “A tale schiera sembra essersi unita anche l’Assessore Barbara Evola che, perfettamente in linea con il suo Sindaco, pensa di celare i fallimenti della propria azione politica attaccando il Governo nazionale. E lo fa provando, infelicemente, a mettersi a capo di una protesta che, diciamocelo francamente, risulta incomprensibile se solo si fa lo sforzo di dare il giusto valore a tre elementi fondamentali che la Riforma de “la buona scuola” contiene: il più grande piano di assunzioni pubbliche nella storia repubblicana; uno stanziamento di oltre tre miliardi di euro nel settore dell’istruzione; il pieno compimento della grande sfida dell’autonomia e del ruolo dei Dirigenti scolastici per come lo stesso era stato originariamente disegnato e in base al quale i Presidi e i Direttori Didattici divennero a tutti gli effetti Dirigenti dello Stato. Evidentemente l’Assessore Evola, adesso anche a nome di Anci Sicilia, arrogandosi il diritto di fare un uso politico-elettorale, quindi distorto, dell’associazione dei Comuni, preferisce il vacuo assemblearismo che nella scuola ha fatto perdere di vista ruoli organizzativi e responsabilità di risultato formativo nei confronti dell’unico vero committente rappresentato dalle famiglie e dal mondo del lavoro, prima che dai docenti. Evidentemente la Evola aderisce a quell’idea di retroguardia che sulla scuola ha visto per anni l’Italia in coda a tutte le classifiche europee, dimenticando – o, più probabilmente, facendo finta di dimenticare – che nei dati Pisa (Programme for International Students Assessment) l’Italia ha ottenuto nel 2012 risultati inferiori alla media dei Paesi dell’Ocse per esempio in matematica (dove si colloca tra la 30esima e 35esima posizione), in lettura (tra la 26esima e 34esima) e in scienze (tra la 28esima e 35esima) rispetto a 65 Paesi ed economie che hanno partecipato alla valutazione. Ed è strano che a tentare di ergersi a capo di una protesta nazionale siano i professori Orlando e Evola, ovverosia coloro che, mancando di sana autocritica, continuano a fare finta di non vedere le condizioni in cui hanno ridotto la scuola palermitana, costantemente esposta a vandalismi cui seguono solo lamentazioni, palcoscenico su cui allestire celebrazioni, talvolta retoriche ed autoreferenziali, terminate le quali tutto sprofonda nell’oblio e nella disattenzione di sempre. L’Assessore, il Sindaco e quanti li seguono in questa bizzarra e datata protesta sembrano non sapere che due illustri ministri dell’istruzione Luigi Berlinguer e Tullio De Mauro tentarono in ogni modo di aiutare la Scuola a superare il muro ideologico di cui si era circondata ed a connettersi piuttosto con i cambiamenti del mondo, della società, del mercato del lavoro. Se l’antagonismo di una certa politica ormai fuori dalla Storia non ne avesse bloccato l’azione riformatrice – sino a determinare la caduta del governo – la scuola italiana oggi parlerebbe da venti anni almeno il linguaggio europeo e non ci sarebbero state Letizia Moratti e Maria Stella Gelmini. Se qualcuno pensa di potere utilizzare la strategia di brillare della luce che deriva dall’attacco mediatico ad un avversario più importante, evidentemente non ancora compreso che con il Governo Renzi si è aperta la pagina di un nuovo libro in cui le maiuscole della modernità oscurano le minuscole del rancore e della nostalgia degli errori del passato. L’Assessore Evola, come cittadina e insegnante, ha tutto il diritto di rimpiangere l’enfasi di un ’68 che non ha vissuto e del quale, probabilmente, il Professore Orlando le ha raccontato una personalissima versione, ma non ha quello di farlo a nome di istituzioni che ogni giorno di più appaiono come politicizzate oltre ogni misura e perdono ogni necessaria terzietà, nel tentativo di diventare soggetti politici impropri e fantasiosi quanto improbabili trampolini per una visibilità personale che, evidentemente, non si riesce in altro modo ad ottenere”.
Il segretario provinciale del Pd replica a muso duro all'assessore alla Scuola del comune di Palermo.
Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

