Morti, fantasmi e suore | Le leggende di Palermo - Live Sicilia

Morti, fantasmi e suore | Le leggende di Palermo

Campionario delle storie misteriose che riguardano il capoluogo

La città dei misteri
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PALERMO – La Sicilia è sempre stata una terra di misteri, di luoghi ricchi di storie e leggende. Molte di queste sono legate a Palermo. Nate e diffuse in epoche non troppo lontane o tramandate nei secoli, hanno in comune il contenuto inquietante e quasi inverosimile. Una delle storie più conosciute della città di Palermo è quella che riguarda Giovanna Bonanno, palermitana meglio nota come “la vecchia dell’aceto”. Pur di avere lauti guadagni, la donna iniziò a vendere la sua pozione rinominata ‘Arcano liquore aceto’, sostenendo che servisse per ridare serenità alle famiglie. E fu grazie a quella mistura che alcune mogli infelicemente sposate poterono sbarazzarsi dei propri mariti, senza lasciare traccia. Nel quartiere Zisa iniziarono a susseguirsi morti misteriose, ma la carriera dell’assassina venne stroncata nel 1789, Giovanna Bonanno venne impiccata ai Quattro Canti. La leggenda vuole tuttavia che il suo fantasma senza pace continui ancora oggi a vagare per le vie di Palermo.

Diverse sono le leggende che avvolgono nel mistero Villa Caboto, che sorge a Mondello, località balneare di Palermo. La storia di questa casa inizia negli anni ’40 quando fu costruita, per poi essere definitivamente abbandonata negli anni ’80. Si narra che la villa nacque come casa di appuntamenti, dove dei soldati tedeschi furono giustiziati dalle truppe americane insieme alle prostitute che vi abitavano. Credenza popolare vuole che le anime di quei morti vaghino ancora all’interno della casa. Una seconda storia racconta che villa Caboto era un quartier generale dell’esercito dove dei prigionieri di guerra vennero torturati e uccisi. Infine la terza storia racconta che a vagare per le stanze della casa sia il fantasma di una ragazza uccisa dal padre, perché sorpresa con un soldato e c’è chi giura di aver visto di notte quella fanciulla seduta davanti alla porta della villa.

Esiste una leggenda che accompagna anche il Teatro Massimo. Pare che nel corso delle demolizioni fosse stata profanata la tomba di una suora, che disturbata nel suo riposo eterno, volle ostacolare la costruzione del Teatro. Diverse volte, infatti, l’ombra di una suora sarebbe apparsa sul palcoscenico, tra le quinte e nei sotterranei aggirandosi irrequieta e maledicendo quel luogo. Per questo motivo, secondo la leggenda, il teatro fu costruito in 23 anni e per altrettanti 23 rimase chiuso per restauri. Una storia vera, che va oltre la leggenda, è la tragica vicenda della Baronessa di Carini, figlia del barone Cesare Lanza di Trabia, che per volere del padre, andò in sposa al barone di Carini Vincenzo II La Grua. Vittima di un matrimonio mal combinato, la giovane intrecciò una lunga relazione con Ludovico Vernagallo, ma, scoperti dal marito e dal padre, Laura e Ludovico vennero uccisi nel castello di Carini il 4 Dicembre 1563. In preda agli spasmi della morte, la Baronessa, scivolò per terra lasciando l’impronta indelebile della sua mano insanguinata sul muro della stanza. E in molti raccontano che da quel giorno nelle ampie sale del castello si odono di notte grida soffocate. Secondo una leggenda contemporanea, invece, nella piazzetta del mercato del Capo, pare che la sera, dal campanile della chiesa della Mercede, si affacci il fantasma di una suora, che rimane immobile tutta la notte a guardare verso il Palazzo Serenario. La gente del luogo crede che si tratti del fantasma di una suora in cerca della figlia. Si racconta che la donna, dopo aver dato alla luce una bambina frutto di una violenza, fu obbligata a chiudersi nel convento delle cappuccinelle e da quel giorno non vide mai più la sua bambina.

Sempre a Palermo, avvolta nel mistero, è la vicenda del Barone di Stefano. Dopo la seconda guerra mondiale, pare che il giovane a causa di un aspro diverbio, avesse ucciso un ragazzo affiliato alle cosche di Castelvetrano e che per questo la mafia lo avesse condannato a morte. Per sfuggire alla condanna, il barone si rinchiuse nell’ Hotel delle Palme, per non uscirne mai più. Si dice che scrisse sul suo testamento, che nessuno avrebbe dovuto vederlo mai più in volto e così ordinò di essere coperto con una maschera di cuoio al momento della sua morte. Una leggenda che è sopravvissuta nei secoli, invece, è quella del Castello di Caccamo. A seguito della rivolta del 1160, quando un gruppo di baroni siciliani, capitanati da Matteo Bonello, tesero un agguato mortale a Maione da Bari, famigerato primo ministro del re Guglielmo I. Bonello e i suoi compagni si rifugiarono a Caccamo, nel castello che lo stesso barone aveva negli anni fortificato. Al termine della sanguinosa rivolta, però, l’esercito reale riprese il controllo della situazione, e Bonello fu imprigionato e ucciso nella sua cella. Da allora si dice che nelle notti più oscure, il suo fantasma si aggiri nel castello di Caccamo, trascinandosi cieco e zoppo, tra mille tormenti, e passi la sua vita ultraterrena lanciando maledizioni secolari a chi lo tradì, condannandolo ad una morte orribile. Tra i luoghi infestati in Sicilia, non può mancare la Villa di Mascalucia, in provincia di Catania, che si ritiene infestata dal 1800, quando il barone che la abitava si suicidò, in giovane età. Sono moltissime le leggende che ruotano intorno a questo edificio, tanto che ancora oggi, la casa è disabitata perché nessuno ha mai voluto acquistarla. La gente del posto, raccontava di aver intravisto alla finestra del piano superiore ‘il fantasma bianchissimo’ di un bambino di circa dieci anni e la leggenda vuole che chi vi abita muoia presto. Infine, in provincia di Caltanissetta, sorge il Castello di Mussomeli; fortezza che si trova su una rupe a circa 80 metri di altezza, proprio a Mussomeli. Qui, furono murate vive tre donne ed esistono varie storie riguardanti fantasmi che pare si aggirino tra le stanze del castello.


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