Sfiducia: tutti d'accordo | Ma nessuno accelera

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Dopo la decisione della direzione regionale del Pd di presentare una mozione di sfiducia, più di due terzi dei deputati regionali sarebbero pronti a staccare la spina alla legislatura. Eppure, nessuno sembra avere davvero tutta questa voglia di farlo.

Il balletto all'Ars
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4 min di lettura

Apparentemente sono tutti d’accordo. Sono almeno sessanta i deputati che si dicono pronti a mettere fine alla legislatura. Sessanta. Vale a dire due terzi dell’Assemblea regionale. Una maggioranza che nel parlamento nazionale torna buona persino per modificare la costituzione.

Sono tutti d’accordo. In apparenza. Eppure, la storia della mozione di sfiducia a Lombardo somiglia tanto a un balletto, a una danza di corteggiamento, a una guerra di posizione. Chiamiamola come volete.

Giusto per fare il punto. Qualche mese fa una mozione di sfiducia era stata presentata dall’opposizione compatta. Pdl, Pid e Grande Sud, nel loro documento denunciavano le inefficienze del governo Lombardo, i “fallimenti” nel campo degli investimenti, dei Fondi europei, della Formazione, della Sanità. Qualcuno di quei deputati s’è persino beccato la reazione stizzita del governatore: “Voi siete quelli legati al sistema di potere della ‘mafia bianca’”. Il film-documentario, per intenderci, che descrive gli intrecci tra politica, sanità e criminalità organizzata.

Quella mozione, a sentire gli stessi deputati che l’hanno presentata esiste ancora. È lì, in garage. “Ci hanno chiesto – ha spiegato il capogruppo del Pdl Innocenzo Leontini – di presentarla solo dopo il voto dei documenti contabili”. Che non sono, per intenderci, solo bilancio e Finanziaria, ma anche tutti quei ddl che rappresentano la manovrina della Regione per mettere in sesto i conti. E i conti si fanno ancora. Quindi, per il momento, niente mozione. Intanto, Leontini e Maira, capigruppo di Pdl e Pid lanciano un nuovo movimento politico, che ammicca anche agli autonomisti scontenti. “Una volta che Lombardo non ci sarà più…”, spiegano. E Lombardo dal canto suo non si fa scappare l’occasione per “guardare con favore a questa nuova iniziativa”. Quella, per intenderci, avanzata da quei deputati “legati al sistema di potere della ‘mafia bianca”.

“Ma nessuno strumentalizzi – ha puntualizzato Leontini – noi saremo la trincea dell’opposizione, fino al giorno delle dimissioni di Lombardo”. Intanto, però, la mozione di sfiducia è lì, in attesa, da un lato dell’approvazione dei documenti contabili, dall’altro dell’esito del dialogo con le altre forze politiche in parlamento.

“Che penseranno i siciliani”, dicono infatti, molti deputati, con la faccia contrita, “se invece di pensare alle loro emergenze pensassimo a vicende puramente politiche, o personali”. Lo hanno ripetuto anche ieri, quando l’Aula ha impiegato quasi tutto il proprio tempo per capire se Giuseppe Buzzanca avesse diritto o meno a mantenere (unico tra gli amministratori siciliani) le cariche di sindaco e deputato. Quando si dice le emerganze.

Ma c’è un altro aspetto che per il momento tiene in stand-by la mozione del centrodestra: “Per il bene della Regione, – ha detto ieri Leontini – qualora si dovesse presentare una mozione di sfiducia noi aderiremmo ad un unico testo insieme al Partito democratico”.

Ecco, appunto, il Partito democratico è la novità. L’aspetto che avrebbe dovuto sparigliare le carte e imprimere l’accelerazione decisiva verso la fine della legislatura. La scelta della direzione regionale infatti di formalizzare la sfiducia a Lombardo, ha fatto schizzare in almeno una sessantina il numero dei deputati all’Ars pronti a sottoscriverla. “Si presenti la mozione entro fine giugno – ha detto il segretario regionale Lupo – e si voti così a inizio ottobre”. Ma nonostante il voto quasi unanime della direzione regionale, tra i democratici non sono pochi quelli che considerano il voto della sfiducia come “un autogol”. “In fondo, – sottolinea qualcuno – siamo stati al governo fino a pochi giorni fa…”. Ma il capogruppo Antonello Cracolici ha confermato: “Il partito ha deciso, il gruppo all’Ars si comporterà di conseguenza”.

Comunque sia, la scelta annunciata dal Pd è stata apparentemente raccolta al volo dai “nuovi alleati” dell’Udc: “Apprezziamo e guardiamo con interesse alla posizione espressa dal Partito democratico – ha commentato il capogruppo Giulia Adamo – in merito alla mozione di sfiducia a Lombardo. Un atto che ridà dignità a quelle forze libere che hanno il dovere di costruire un futuro migliore per la Sicilia”. Anche l’Udc quindi è pronto ad appoggiare la mozione. “Ma non ne presenteremo una nostra”, ha precisato il segretario regionale Gianpiero D’Alia. Già, perché non serve a nulla un nuovo testo, quando ce ne sono già due. Che potrebbero diventare uno soltanto: “Un testo – ha spiegato Leontini – che spieghi solo le finalità della mozione, poi ciascun deputato nelle dichiarazioni di voto sottolineerà i motivi politici della sfiducia”.

Ma l’impressione è che di quelle dichiarazioni non ne sentiremo nemmeno una. L’ipocrisia, il balletto, la guerra di posizione è stata svelata dalle due più alte cariche dell’Ars: il presidente e uno dei suoi vice. Sebbene con motivazioni diverse. Così, se Francesco Cascio ha precisato a Live Sicilia che “la conferenza dei capigruppo  ha già trovato un accordo: se il presidente della Regione non tenesse fede alla parola data, e quindi non si dimettesse il 28 luglio, la mozione di sfiducia andrebbe in aula tre giorni dopo, il 31 luglio”, il “vice” Santi Formica ha attaccato: “Qua tutti parlano di mozione di sfiducia, e nessuno la vuole presentare davvero”. Per questo, ha deciso di riempire i muri della provincia di Messina con manifesti che chiedono il “voto subito”. Ma forse, non ci crede tanto nemmeno lui.


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