"Musei come le municipalizzate" |Faraone all'attacco

“Musei come le municipalizzate” |Faraone all’attacco

“Musei come le municipalizzate” |Faraone all’attacco
Il sottosegretario Davide Faraone

L'intervento del sottosegretario su Facebook: "Purpura cambi tutto con concorsi pubblici per i direttori (basati sul merito e non sull’appartenenza geografica o sul ruolo dirigenziale interno)".

La polemica
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PALERMO– “Ciò che accade nel resto del paese, non scalfisce nemmeno lontanamente la Sicilia. Tranquilli, qui resiste l’argine dello statuto speciale, queste ‘americanate’ da noi non sbarcheranno”. Dopo la polemica sui direttori stranieri nei musei italiani, il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone porta la polemica in Sicilia: “Come vengono nominati i direttori dei musei regionali siciliani? Un concorso internazionale? – scrive su Facebook – Non sia mai, impedito dalla legge che obbliga a scegliere solo tra dirigenti impiegati della regione, tramite degli ‘atti di interpello’ interni, con piena discrezionalità del dirigente generale. In sostanza, una nomina diretta tutta interna agli uffici della Regione. I musei siciliani come le ‘società municipalizzate’”.
Per il sottosegretario, che punta il dito contro le “impalcature burocratiche folli”, la conseguenza è “che mai un curatore di livello internazionale, un grande storico dell’arte, un manager culturale esperto, sono stati individuati tramite bando per guidare i musei siciliani. Sempre e solo dipendenti pubblici pagati a prescindere dal profitto e dagli obiettivi raggiunti. Per carità ce ne sono di molto bravi, ma possibile si possa solo scegliere tra i dipendenti regionali? Una follia. I risultati? Sono sotto gli occhi di tutti”. C’è di più: “Impossibili le collaborazioni esterne qualificate, impossibile portare a termine con facilità cooperazioni con sponsor e partner privati, impossibile acquistare materiali, provvedere a servizi, gestire i proventi dei biglietti, immaginare programmi e trovare fondi per finanziarli, in totale autonomia: in una parola nessuna indipendenza gestionale-amministrativa. Il che significa anche nessun concorso pubblico internazionale per selezionare direttori, curatori, conservatori, consulenti, uffici stampa, staff didattici e organizzativi. Quello che fanno cioè, con ottimi risultati, realtà private come Fondazione Prada o Fondazione Trussardi, oppure pubbliche come il Mart di Trento e Rovereto, per fare giusto degli esempi in Italia”.
Così, Faraone lancia un appello all’assessore Antonino Purpura: “Cambi tutto. Concorsi pubblici per i direttori (basati sul merito e non sull’appartenenza geografica o sul ruolo dirigenziale interno), autonomia e costituzione di poli museali, in cui i piccoli musei siano messi a sistema con i più grandi, potendo lavorare in maniera integrata, collaborativa ed efficiente. Quanto ancora dovremo vedere morire i nostri musei, sprofondati nel sonno, nella pigrizia e nell’incompetenza?”. La proposta è seguire il modello romano: “Si dia ai maggiori siti museali o archeologici più importanti della Sicilia, riuniti e riorganizzati, l’autonomia gestionale-amministrativa necessaria, gli obiettivi di maggiore valorizzazione e fruizione, e si chiamino a gestirli i migliori esperti nel settore della cultura, selezionati a livello internazionale e in grado di condurre la Sicilia a un livello europeo. Dal Museo Abatellis al Museo Salinas di Palermo (il primo e unico Museo nazionale ottocentesco della Sicilia), dalla Villa del casale di Piazza Armerina ai parchi archeologici di Selinunte, di Segesta e di Neapolis (in attesa di diventare effettivamente autonomi, come quello della Valle dei Templi di Agrigento, con procedure in corso da accelerare), dal Museo archeologico Paolo Orsi al Museo Riso (autonomo solo sulla carta, ma privo del regolamento attuativo)”.

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