NISCEMI – Il messaggio è chiaro, “c’è una montagna di documenti” e “non si guarderà in faccia nessuno”. Il procuratore capo di Gela Salvatore Vella ha tracciato le direttrici dell’inchiesta per disastro colposo: da un lato un’analisi documentale che sta solcando quasi trent’anni di “azioni e omissioni”, dall’altro “l’accertamento di responsabilità a qualunque livello”.
Nel frattempo, la frana sembra rallentare, ma il destino delle case in zona rossa è segnato: saranno abbattute, se non precipiteranno.
Frana di Niscemi, l’inchiesta documentale
“Ci stiamo muovendo su una notevole mole di documenti, anche immagini fornite dall’agenzia italiana aerospaziale. Valuteremo se ci sono state condotte omissive che hanno contribuito a causare l’evento oppure se qualcuno, agendo, ha contribuito a causarlo”.
Salvatore Vella ha annunciato il pugno duro della Procura. Rigore basato sui documenti necessari per ricostruire ciò che ha provocato la frana, tanto che l’indagine partirà dal 1997. “Abbiamo già avuto contatti con la procura di Caltagirone che coordinò un’inchiesta in quel periodo. Abbiamo acquisito il Piano per l’assetto idrogeologico e una relazione dell’Ati idrico del 2022”.
Il riferimento è alla relazione dell’Autorità di bacino firmata dal segretario generale Leonardo Santoro, effettuata durante il governo Musumeci, attuale ministro della Protezione civile.
L’ex governatore regionale ha rivendicato il lavoro svolto tre mesi prima delle sue dimissioni, che hanno portato la Sicilia all’Election Day del 2022.
Gli esperti in campo
Vella sottoporrà la documentazione acquisita a tre esperti, si tratta di “docenti universitari dell’ateneo di Palermo – ha detto il magistrato – che si occuperanno degli accertamenti. L’incarico verrà affidato giovedì”.
Contemporaneamente, Enrico Foti, Rettore dell’università catanese, è stato nominato tra i consulenti del ministro Musumeci, per ricostruire ciò che è accaduto.
“È inutile nasconderlo – ha detto ancora il procuratore capo di Gela – valuteremo il carico che è stato esercitato su quel pianoro, da ciò che è stato costruito e anche dall’acqua”.
Presto ci saranno indagati
“Al momento, non ci sono indagati, ma escludo che il fascicolo rimarrà così”. Parole che suonano come un avviso, anzi più avvisi di indagine, che saranno sicuramente notificati, anche a tutela di coloro che saranno indagati.
“Inizieremo anche a sentire persone e non guarderemo in faccia nessuno”, ha osservato il procuratore.
“Qualsiasi sarà la responsabilità apicale di chi non ha preso decisioni, lo accerteremo, indipendentemente dal livello dei soggetti coinvolti. Non avremo nessun problema nelle nostre indagini”.
“Chi vuole parlare di questo evento è invitato a farlo in procura, ma non a chiacchierare”, ha concluso.
Case in zona rossa, punto di non ritorno
Nelle case di Niscemi che si trovano in zona entro i 50 (RPT. 50) metri dal costone crollato, non rientrerà più nessuno: o crolleranno da sé o saranno rase al suolo”. Ha assicurato il presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, in conferenza stampa a Palazzo d’Orleans stamattina.
Il governatore è contrario all’idea di una ‘New town’, per assicurare un’abitazione agli sfollati.
“Stiamo valutando come affrontare la situazione, aspetto di avere una relazione del sindaco sul numero di immobili sfitti per una provvisoria trasmigrazione di chi ha perso la casa”.
Fabio Ciciliano, capo della protezione civile nazionale, è stato categorico: “Lo scenario futuro che prevedo è che quella fascia con la stabilizzazione della frana e l’analisi puntuale del sottosuolo, potrà essere restituita, anche se parzialmente, ai cittadini. Quelle case che vedete sulla frana vanno demolite o precipiteranno”.

