Hanno negato l’evidenza e ora stanno per ricevere l’avviso di conclusione delle indagini dalla Procura. Per cinque commercianti palermitani i pubblici ministeri si apprestano a chiedere il rinvio a giudizio per favoreggiamento. I loro nomi sono elencati assieme a quelli dei boss della cosca di Pagliarelli. Gli stessi mafiosi che hanno bussato alla porta dei loro negozi per imporgli il pagamento del pizzo. Vittime e carnefici, gli uni accanto agli altri. Con i secondi che diventano complici dei primi.
L’inchiesta è quella che nel luglio scorso sfociò nell’arresto di 39 persone ad opera dei carabinieri del comando provinciale, coordinati dal procuratore aggiunto Ignazio De Francisci. Sotto accusa sono finiti i titolari di Daniel Pizza di via Carmelo Trasselli, Elettronica Enea di via Giuseppe Arcoleo, bar Golden di via Terrasanta, Cinema Marconi di via Cuba, e supermercati Napoli a Ballarò. Emblematico è il caso del proprietario della pizzeria da asporto Daniel. I carabinieri lo hanno convocato in caserma. Lui non si è limitato a negare di essere una vittima del racket, ma, concluso il faccia a faccia con i carabinieri del nucleo investigativo, si è affrettato ad avvisare dell’indagine gli stessi mafiosi.
L’inchiesta denominata Hybris fece emergere, nel luglio scorso, uno spaccato inquietante tra i commercianti della zona di corso Calatafimi e dintorni. Il capomandamento di Pagliarelli, Michele Armanno, finita di scontare la sua condanna per mafia, aveva sguinzagliato i picciotti. Nessuno doveva sfuggire alla regola del pizzo.
Alcuni commercianti, seppure messi alle strette, hanno ammesso di avere pagato, risparmiandosi l’incriminazione per favoreggiamento a Cosa nostra.

