CATANIA – “Il referendum sulla riforma della Giustizia si terrà” e io “supplico tutti, in particolare la magistratura, di non gravare di significato politico” la campagna per il voto. Lo ha affermato il ministro Carlo Nordio intervenendo, da remoto, al ventesimo congresso dell’Unione delle camere penali italiane (Ucpi) in corso a Catania.
Verso il referendum sulla giustizia
“E lo dico – ha aggiunto – perché purtroppo ero presente in Parlamento quando un esponente autorevolissimo del Partito democratico ha fatto una sorta di ‘chiamata alle armi dei magistrati, dicendo ‘alleatevi con noi al referendum così, tra l’altro, cadrà il governo Meloni. Non lo ha detto con queste parole, ma con una soavità da politico, ma il concetto era questo”.
“Se dovesse vincere il ‘no’ se ci fosse l’alleanza con la magistratura non sarebbe una vittoria del centrosinistra, ma delle Procure e noi torneremo ancora a una Repubblica sottomessa o condizionata dai magistrati e questo sarebbe un vulnus per la stessa parte politica che lo ha sostenuto” ha aggiunto il guardasigilli.
“No alla politicizzazione della riforma”
Ma, ha aggiunto il ministro, “sarebbe pericoloso anche per la magistratura, perché se si ‘politicizzasse’ entrando in questo dibattito con un connotato non tecnico, non giuridico, ma politico, se venisse la sua sarebbe una sconfitta politica, e le sconfitte politiche non sono indolori, anzi, purtroppo si pagano”.
“Quindi – ha affermato ancora Nordio – il mio auspicio è di tenere bassi i toni, come sempre auspicato anche dal Presidente della Repubblica, ma di dare a questo referendum che ci sarà, e penso che sarà in primavera, il suo significato reale: quello di una discussione pacata, civile e tecnica su quello che è un argomento giuridico-istituzionale”.
La riforma della Giustizia se “approvata sarebbe una rivoluzione copernicana”, ha detto ancora. E sul referendum ha detto “penso che potrebbe tenersi in primavera”. E ha lanciato l’invito a “mantenere la discussione su termini concreti, reali, civili e giuridici illustrando ai cittadini i temi del confronto, senza esagerare né minacciare rivolte”.
Giuffré: “La riforma non è una resa dei conti”
“Se siamo passati, opportunamente, come la maggior parte dei Paesi liberal democratici, a un modello processuale accusatorio è corretto e garantisce anche una posizione comportamentale del pubblico ministero che sia conforme a questo modello. Quindi, da questo punto di vista, non ci può essere alcun sospetto di resa dei conti, c’è solo il compimento di un processo di attuazione costituzionale”. Lo ha detto, parlando della riforma della Giustizia, Felice Giuffrè, componente del Csm.
Mirenda: “Dall’Anm c’è stato il no a tutto”
“Se posso permettermelo, direi ai miei amici dell’Anm che la vostra elaborazione culturale è più elevata di quella che è in grado di fare l’Associazione nazionale dei magistrati, che si è arroccata in una posizione difensiva di non dialogo e di ‘no’ a tutto che ha impedito un dialogo sereno in quella che è una gigantesca lezione di educazione civica trasversale che ha investito tutto il Paese”. Lo ha detto Andrea Mirenda, componente del Csm.

