Notre Dame, che incanto | sulla strada del sogno

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Il musical
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2 min di lettura

Oggi, come dieci anni fa, assistere a Notre Dame de Paris significa essere colpiti da un cazzotto sul cuore.

Non tanto per l’effetto nostalgia che il ritorno del musical a Palermo ha comprensibilmente scatenato: avevamo meno capelli bianchi e più capelli nel complesso, sogni vividi che, ora, non si sono appannati, ma partecipano di una più adulta e intellegibile malinconia. Non soltanto per la bravura mostruosa degli interpreti che hanno conservato lo sfolgorio delle voci di allora, arricchite da sapienza e consapevolezza. Non tanto per la bellezza delle musiche di Cocciante e le parole screziate del duo Plamondon-Panella. E nemmeno per le acrobazie di bravissimi ballerini, per le sontuose scenografia, per “Nostra Signora” che incombe sullo sfondo, ora rossa come una tortuosa speranza, ora grigia come l’ineluttabile, ora gravata di sbarre come una tetragona prigione.

Tutti gli elementi citati compongono le parti di un meritatissimo successo di pubblico il cui centro è la più completa aderenza ai personaggi. Ti accomodi in platea e non sei un occhio lontano, ma tu stesso protagonista del dramma e delle sue vicende. Perciò, vieni catapultato, in un viaggio onirico di due ore e mezza, nel cupo battito di Notredame.

E ti identifichi in tutti, secondo i giri dell’anima. Una volta sei Quasimodo, il campanaro con l’anima spezzata e segnata da un amore impossibile, un’altra somigli a Febo, il capitano delle guardie, tutto muscoli, ormoni e passione, oppure ti estranei sulle cadenze di Grengoire, poeta di questa città, e osservi lo spettacolo con un velo di commozione, o magari, perfino il perfido Frollo – prete di fatto spretato, tirato di qua e di là dai sentimenti che affiorano dall’abito talare – diventa un compagno sulla strada delle cose che vorremmo e che mai potremo dire osare.

Oppure ti riscopri Esmeralda. Esmeralda che prega con la sua sussurrata ‘Ave Maria’ e porta lassù ogni spirito gravato dai suoi pesi. Esmeralda che vive per amare, come vorremmo fare tutti, in esclusiva, se non ci fossero troppe bollette, troppe tagliole, troppe distrazioni sul cammino.

Anche ieri al Teatro di Verdura annegato di pubblico (qui il programma e le date dello spettacolo), il sangue si è sciolto al cuore, compiendosi il miracolo dell’immedesimazione e della memoria. E ci siamo ritrovati, di ritorno a casa, sulla strada dei sogni, con qualche capello in più. (rp)

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