PALERMO – E’ stato celebrato oggi, in viale Campania a Palermo davanti la targa che lo commemora il giornalista del Giornale di Sicilia, Mario Francese, 54 anni, ucciso dalla mafia a colpi di pistola mentre stava tornando a casa il 26 gennaio del 1979.
Ad organizzare la cerimonia l’Assostampa Sicilia insieme al gruppo cronisti. “Per tanto tempo mio padre non è stato ricordato da questa città – ha detto il figlio di Francese Giulio -. Ma incontravo per la strada diverse persone che ne portavano memoria. Di mio padre mi piace ricordare il suo senso del dovere e la passione per il suo mestiere. Insieme a lui oggi ricordo moralmente tutti quegli innocenti che hanno perso la vita perché credevano in quello che facevano. Oggi a Palermo torniamo a respirare un’aria che ci preoccupa, ma insieme dobbiamo dire che indietro non si torna”.
Tra i presenti il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, il segretario regionale dell’Assostampa Sicilia Giuseppe Rizzuto, il presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Concetto Mannisi, il presidente dell’Inpgi Roberto Ginex, il prefetto Massimo Mariani, il vicesindaco Giampiero Cannella, l’assessore Maurizio Carta, il presidente della corte d’Appello Matteo Frasca, il direttore del Giornale di Sicilia, Marco Romano e alcuni studenti delle scuole Nicolò Garzilli e Guglielmo Marconi.
“Nel 1979 Palermo non realizzava fino in fondo che esistesse una mafia che avvelenava i pozzi del futuro. Ci si rese conto, attraverso una sensibilizzazione delle coscienze, che quello era il cancro della società e per debellarlo la chemio dovette essere quella del sangue, della morte di magistrati, servitori dello Stato e giornalisti – ha sottolineato il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla – . In quegli anni vivevamo una stagione in cui la collusione tra le istituzioni e l’organizzazione mafiosa dominava e spadroneggiava all’interno della città. Oggi invece, viviamo una stagione, che è quella che vivono anche tante altre città metropolitane per gli effetti di un disagio socio economico che investe soprattutto alcune fasce giovanili. Ma c’è una presenza dello Stato, delle istituzioni e una forte risposta civile”.
“E’ esistito con Mario Francese un giornalismo attento ai fatti – ha detto il prefetto di Palermo Massimo Mariani – lui è stato il giornalismo, aveva un senso di responsabilità nell’uso della parola, che era sempre sobria. Lui, cinquant’anni fa, aveva già capito quanto fosse importante attivarsi per contrastare certi fenomeni, come infiltrazioni in appalti e piccoli subappalti. Temi che, in un’epoca come la nostra, in cui la legislazione antimafia viene messa in discussione, restano attuali”.

