L'omicidio di Massimo Pandolfo| Assolto il minore che confessò - Live Sicilia

L’omicidio di Massimo Pandolfo| Assolto il minore che confessò

Il luogo dell'omicidio e la vittima, Massimo Pandolfo

Il Tribunale per i minorenni ha assolto il ragazzo che disse di avere partecipato al barbaro assassinio di Massimo Pandolfo, ucciso con quaranta coltellate al Teatro del Sole di Acqua dei Corsari. Resta il mistero della confessione.

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PALERMO – Fu il primo a finire in carcere e a confessare un delitto che, secondo i giudici, non ha commesso. Il Tribunale per i minorenni ha assolto A.G. , 17 anni, che si autoaccusò di avere partecipato al barbaro assassinio di Massimo Pandolfo, ucciso con quaranta coltellate al Teatro del Sole di Acqua dei Corsari.

Ha avuto ragione il difensore, l’avvocato Fabio Falcone, che ha smontato punto per punto il drammatico interrogatorio reso dal ragazzo la notte del 3 maggio 2013. Resta un mistero il perché un diciassettenne debba mentire spacciandosi per uno spietato killer. Chi ha ucciso Pandolfo ha poi infierito contro il suo volto, sfigurandolo a colpi di pietra.

Il minorenne, subito scarcerato dopo il verdetto, viveva con la famiglia in un quartiere popolare di Palermo. Fu rintracciato dall’analisi dei tabulati telefonici della vittima. Era sua, infatti, l’ultima chiamata ricevuta da Pandolfo il 25 aprile, giorno della scomparsa. Le indagini proseguirono e arrivò il colpo di scena. Un altro diciassettenne decise di chiamare i carabinieri per accusare due persone. Fu ripreso dentro la cabina telefonica dalla telecamera di un negozio e identificato.

In carcere finirono per primi Giuseppe Pollicino, 19 anni, e Giuseppe Managò, di 36. Era stato proprio Pollicino, messo sotto torchio dai carabinieri del Reparto territoriale del Comando provinciale di Palermo, a confessare tirando in ballo pesantemente il minorenne. Già, perché al delitto avrebbe partecipato anche il giovane che avvertì i carabinieri. Voleva vendicarsi di Pollicino che lo aveva abbandonato nel corso di una rapina.

Pollicino raccontò di avere conosciuto Pandolfo, che lo aveva minacciato, violentato e costretto a prostituirsi in cambio di un pacchetto di sigarette o una manciata di euro. Fin quando, spinto dalla disperazione, avrebbe chiesto aiuto. Alla fine anche il minorenne autore della telefonate ha ammesso di avere partecipato al delitto. Entrambi, però, hanno sempre negato che a A.G, avesse avuto un ruolo nella vicenda. L’accusa aveva chiesto per lui una condanna a 18 anni e mesi. Ed invece, è arrivata l’assoluzione. Sugli altri tre indagati procede la Procura della Repubblica.


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