Alle 13,45 salgo festante su un bus Amat della linea 662, inforcato dopo una veloce discesa dal 101. Non capita spesso che il percorso finale verso viale Strasburgo sia privo di piacevole sosta “ander the paic of the san, rectius “sutta u picu ru suli…”) all’”Hub” (…) di Piazza De Gasperi, e quindi mi compiaccio, da panormosauro–abbonato AMAT, con le mie gambe e con la felice coincidenza ma… Salgono sul 662 anche 3 panormosauri-controllori, che correttamente svolgono il loro servizio sorprendendo 3 panormosauri-giovani-sprovvisti di biglietto. I primi chiedono ai secondi di scendere con loro dalla vettura, ma i panormosauri non paganti, con fare beffardo, si rifiutano.
I panormosauri-controllori insistono dicendo che se non scendono l’autobus non può ripartire ma i panormobiettori (obiettano che avevano aspettato troppo il bus e pertanto, secondo la loro lex specialis non sono tenuti a pagare) se ne fregano e si piantano saldamente sul bus. Tre minuti di scambi vocali, per così dire, franchi e non cordiali, ed io, panormosauro con qualche residuale coscienza civica, tento di coinvolgere qualcuno dei panormosauri astanti “in regola” che affollano il bus per solidarizzare con i controllori, ma ricevo silenzio e, vigliaccamente, desisto. Anzi, qualche avventore solidarizza con i panormomafiosetti, dicendo che in fondo è giusto non pagare perché …il bus non è mai puntuale…
Passa un altro minuto e provo, con grande sprezzo del pericolo, a chiamare io il 113 ma noto che finalmente si decidono a farlo i panormosauri-controllori, i quali confermano al panormosauro- autista l’ordine di non ripartire, come concordato con la sala operativa della Questura. Il panormosauro-autista prende atto e pensa bene di mangiarsi un panino (invidia, ho fame anch’io). Nessuna reazione degli altri panormosauri paganti. Chi guarda di qua, chi di là, nessuno osa neanche incrociare gli sguardi dei panormomafiosetti. Sono passati 10 minuti, ma ecco, come negli epiloghi dei classici ellenici, piombare sulla scena il “deus ex machina”.
No, non è la volante che tarda ad arrivare (e sfido io: ai poveri operatori di polizia, con tutti i casini di questa città e con i loro organici e mezzi ridotti all’osso non gli si può pure chiedere di essere presenti in 2 minuti dietro a ogni bus frequentato da panormomafiosetti).
A sciogliere la surreale matassa è invece il provvidenziale arrivo del 615, giudicato dai panormomafiosetti una linea compatibile con le loro esigenze di mobilità. Scendono quindi senza resistenza alcuna dal 662 e la situazione si sblocca: i panormosauri-controllori scendono pure loro (facendo segno al 615 di non raccogliere i perfidi panormomafiosetti) ma nel frattempo giunge l’eco di una volante. Il mio 662, ormai non più ostaggio del criminale stallo, comincia a marciare verso Via Alcide de Gasperi ma…un momento…chi ti vedo salire alla prima fermata di Viale Strasburgo? Ma si! Sono loro! I 3 panormomafiosetti, che nel frattempo avevano velocissimamente percorso a piedi la stessa strada, allontanandosi da quella piazza ormai “calda”.
Mannaggia, per una volta che avevo afferrato “a volo” la coincidenza, senza aspettare il solito quarto d’ora a Piazza De Gasperi, mi tocca sacrificare un quarto d’ora della mia vita per le gesta di questi panormomafiosetti. Ma la colpa è anche mia, che non ho reagito. Si, vabbè, capisco che da solo avrei rischiato di buscarle pure, fra l’indifferenza panormosaureggiante, ma mi sento in colpa lo stesso. Mi sono assuefatto. Sono un panormosauro colpevole anch’io. Non reagisco più. Palermo Orrida. E orrido sono diventato io. E orridi siamo diventati tutti noi.
Lettera firmata

