PALERMO – Il suo nome era riportato nel capo di imputazione provvisorio del fermo ed è presente anche dell’ordinanza di custodia cautelare che ha colpito la mafia di Brancaccio. La Procura di Palermo contesta al notaio Carlo Barabbino l’ipotesi di falso materiale e falso ideologico in atto pubblico, con l’aggravante di aver commesso il fatto “al fine di agevolare l’associazione mafiosa Cosa nostra per Giuseppe Vulcano“. Nei giorni scorsi a Barabbino è stato notificato un avviso di garanzia.
Chi è Giuseppe Vulcano
Vulcano è il ragioniere, cugino della moglie del capomafia Tommaso Lo Presti (Porta Nuova), arrestato con l’accusa di avere gestito degli investimenti per conto dei boss.
Le accuse al notaio Barabbino
Al notaio Barabbino viene contestato di aver formato un atto di compravendita falso con la firma di una donna, Gaetana Ferrara, che non era presente alla stipula. Secondo la ricostruzione dei carabinieri del Nucleo Investigativo, Vulcano avrebbe tentato di salvare l’appartamento del fratello del boss Pietro Tagliavia di corso dei Mille. L’immobile era stato pignorato e messo all’asta giudiziaria.
Vulcano riuscì ad aggiudicarselo per poi venderlo alla donna. “L’atto di compravendita veniva stipulato dal notaio Carlo Barabbino”, si legge negli atti giudiziari firmati dai pubblici ministeri Francesca Mazzocco, Francesca Dessì e Giacomo Brandini. La documentazione sarebbe però falsa.
Il giorno della stipula dell’atto, Gaetana Ferrara non era nello studio notarile. Il nome di Barabbino salta fuori anche nella vicenda dei beni di un facoltoso uomo morto senza eredi su cui i boss avevano messo gli occhi.
Le mire dei boss sui beni di un uomo facoltoso
Vittorio Cannavò, ufficiale della Marina mercantile in pensione, nel 2022 è morto senza fratelli e senza figli. Al momento del decesso risultava proprietario di dieci appartamenti a Palermo e tre terreni a Monreale per un valore di mercato stimato in 900.000. Così hanno ricostruito i militari del reparto operativo.
Tra maggio 2022 e ottobre 2024 sono stati pubblicati tre testamenti olografi. Per l’ultimo si è fatto avanti il presunto nipote del defunto. E qui c’è l’ipotesi che il notaio abbia omesso ogni accertamento documentale e si sia limitato a ricevere la dichiarazione.
Un dipendente dello studio notarile chiamò per avere chiarimenti. Aveva notato qualcosa di strano e spiegava ad un collaboratore di Vulcano ehi perché siamo pronti: “Allora Cannavò… ha avuto nella gioventù una vita allegra. Lui ha pure una figlia che non ha riconosciuto… aveva sicuramente non una fidanzata più di una fidanzata quindi questa è l’origine del nonno di Filippo. Secondo la documentazione Cannavò non aveva né moglie né figli. Ma ci sono le fotografie con le fidanzate”.

