PALERMO – Quattro indagati e l’ipotesi di un patto corruttivo consumato per pilotare un concorso all’ospedale Villa Sofia.
I pubblici ministeri Gianluca De Leo (coordina le indagini sui reati contro la pubblica amministrazione al posto di Paolo Guido che nel corso dell’inchiesta è stato nominato procuratore a Bologna), Claudio Camilleri, Giulia Falchi e Andrea Zoppi contestano la vicenda a Totò Cuffaro, a Roberto Colletti, ex manager dell’azienda ospedaliera palermitana, al direttore del “Trauma Center” Antonio Iacono, e a Vito Raso, fidato collaboratore dell’ex governatore e oggi alla segreteria particolare dell’assessore regionale alla famiglia, Nuccia Albano, che fa parte del partito di Cuffaro, la nuova Dc.
Palermo, Villa Sofia concorso per 15 Oss
Il concorso del giugno 2024 riguardava la copertura di 15 posti a tempo indeterminato come operatore socio sanitario. In realtà era una procedura di stabilizzazione per titoli ed esami. Iacono era il presidente della Commissione esaminatrice.
I pubblici ufficiali Colletti e Iacono, si legge nell’atto di convocazione degli indagati per l’interrogatorio davanti al Gip e notificato alle parti, avrebbero compiuto atti contrari ai doveri di ufficio e in cambio “accettavano utilità e promesse di favori, incarichi e sostegno politico da Cuffaro e Raso (intermediari di riferimento con i vertici dell’amministrazione regionale)”.
Le tracce in anteprima
In particolare, i due indagati (in tutto sono 18) avrebbero fatto in modo che fra i vincitori del concorso risultassero soggetti segnalati da Cuffaro. Raso avrebbe ricevuto e consegnato in anteprima ai candidati le tracce del concorso. La contropartita di Colletti sarebbe stata la conferma della nomina a direttore generale di Villa Sofia-Cervello (si è dimesso lo scorso fine gennaio). Iacono, invece, avrebbe ricevuto le promesse di conseguire l’incarico di direttore dell’unità di Anestesia e rianimazione della stessa azienda.
Ora il concorso è finito sotto inchiesta. Verrebbe fuori, secondo la Procura di Palermo, la capacità di condizionare nomine e procedure da parte di Cuffaro e della sua “fitta rete di relazioni”.

