PALERMO – Il cadavere sarà riesumato per una nuova perizia. C’è un testimone. Qualcuno ha visto morire il detenuto Salvatore Lupo, colpito da infarto, nel carcere di Frosinone. La sera prima del decesso, avvenuto nel dicembre 2019, aveva assunto dei farmaci. Ed è su questo che i familiari della vittima chiedono di fare chiarezza. Il tribunale di Frosinone ha ordinato un supplemento di indagini, a partire da una perizia tossicologica. Ed è per questo che ha disposto la riesumazione della salma.
La Procura laziale aveva proposto l’archiviazione dell’inchiesta, ma la richiesta è stata respinta nei mesi scorsi dal gip. I legali dei familiari di Lupo, gli avvocati Valentina Castellucci e Mauro Torti, hanno raccolto la testimonianza del compagno di cella della vittima nel corso delle indagini difensive. A rappresentare la famiglia c’è anche l’avvocato Salvino Caputo.


Lupo, 31 anni, era considerato uno dei mafiosi emergenti della cosca di Monreale in provincia di Palermo. Stava scontando sei anni di carcere, in virtù di una condanna di primo grado che la difesa era certa di poter ribaltare in appello.
Il compagno di cella riferisce che la sera prima Lupo, in cura per un problema dermatologico al viso, era stato visitato in infermeria. Il medico “dopo avergli praticato un’iniezione gli consegnava 3 pasticche”.
L’indomani mattina Lupo fu trovato morto a letto. Il detenuto cercò di rianimarlo con la respirazione bocca a bocca. Inutili anche i tentativi dei soccorsi di praticargli il massaggio cardiaco. Ed è ora che il racconto svela un particolare su cui sono in corso ulteriori approfondimenti.
Un medico avrebbe recuperato la confezione dei farmaci dalla spazzatura per poi allontanarsi. Sarebbe stato bloccato dai detenuti e dall’ispettore di polizia penitenziaria e responsabile del reparto. Quest’ultimo gli avrebbe intimato di aprire la mano dove nascondeva il blister.
La confezione sarebbe stata poi conservata in cassaforte. Se il racconto trovasse conferma si aprirebbero nuovi scenari investigativi.

