C’è un allarme (in)sicurezza a Palermo. Molti palermitani, specialmente nel centro storico, raccontano l’apprensione di chi si adatta, giocoforza, a una sorta di trincea. Per non parlare dei problemi delle periferie, Zen in testa.
Anche gli ultimi e ravvicinati episodi di violenza si inscrivono in un canovaccio che, quasi ogni giorno, viene appesantito da un aggiornamento della cronaca nera. Si tratta di una sensazione collettiva, non compiutamente avallata dalle statistiche? Ha, però, un solido fondamento nella realtà.
L’omicidio di Catania
Il terribile omicidio di un povero ragazzo a Catania ha portato con sé il disvelamento della percezione di insicurezza, anche lì, da parte di una porzione di cittadini, stando ai commenti sui social o in calce agli articoli di giornale.
Una vibrazione meno pronunciata, ma della stessa natura, si era manifestata in occasione dell’odioso episodio delle molestie e della denuncia di una donna coraggiosa.
La ferita dell’insicurezza
Questa ferita nel livello di (in)sicurezza avvertito non può essere trattata come un miraggio o liquidata con un’alzata di spalle. Esiste e pretende una risposta non aleatoria delle istituzioni, ognuno per la propria competenza.
Cosa fare a riguardo? La soglia educativa di una comunità e il livello repressivo, con le loro tempistiche differenti, andrebbero combinati. Invece, in ambito ideologico, sono spesso considerati termini antitetici, mentre entrambi costituiscono gli ingredienti della stessa terapia d’urto.
E la politica…
A margine della questione si staglia, come un fondale irrequieto, l’esasperazione di troppa politica che divide il mondo in fazioni irriducibili, aggredisce verbalmente l’interlocutore di idee opposte come se fosse un nemico.
Gli insulti, i toni accesi, le condanne senza moderazione, le grida furenti non hanno un rapporto diretto con la violenza quotidiana di nessun tipo, ci mancherebbe. Ma contribuiscono a creare un contesto generale poco sereno, corredato da minacce social e concrete di varia natura.
Tornare a espressioni più civili non avrebbe effetto sulla criminalità spicciola e organizzata. Ci permetterebbe soltanto di respirare a fondo, senza travasi d’ira, l’ossigeno di un discorso pubblico non più drammatico. Magari, chissà, una iniezione di saggia ponderatezza potrebbe (forse) servire per tutto.
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