PALERMO – Era stato coinvolto nell’operazione “Maqueda” della squadra mobile, il blitz che aveva smantellato un pericoloso gruppo armato che terrorizzava i commercianti del Bangladesh che lavorano nel centro storico. Per Alessandro Cutrona, secondo gli inquirenti legato a Cosa nostra, oggi scatta la confisca dei beni. Si tratta di due attività commerciali già finite sotto sequestro durante l’inchiesta che aveva fatto venire a galla numerosi episodi estorsivi ai danni degli immigrati.
Ad eseguire il provvedimento emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, la polizia (Clicca qui per guardare il video): Cutrona, già sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno per due anni, risulta titolare dei due attività, un negozio di casalinghi e un internet point che si trovano in via Calderai, tra la via Roma e la via Maqueda.
La confisca riguarda anche un’auto, per un totale di circa duecento mila euro. Il 34enne era già stato condannato per rapina aggravata e lesioni personali in concorso – reati commessi nel 2005 – e per tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose, reato che risale al 2010. Le indagini hanno accertato che si occupava della “messa a posto”, per conto di Cosa nostra, parlando di “contributi per le famiglie dei detenuti”.
Dieci gli arresti scattati durante l’operazione “Maqueda”, che avevano permesso di liberare da abusi ed intimidazioni i commercianti, molti dei quali immigrati, del quartiere Ballarò. Le attività attività commerciali riconducibili a Cutrona sono state individuate in seguito alle indagini patrimoniali che hanno riguardato l’intero nucleo familiare: è stata rilevata una dimensione reddituale modestissima ed incompatibile con gli acquisti e gli investimenti effettuati.

