PALERMO- Non se n’è andato. E’ rimasto accucciato a vegliare l’ombra del suo padrone Alì, il clochard morto qualche giorno fa in corso Vittorio Emanuele accanto all’istituto nautico.
Lina Trimarchi, volontaria e caposquadra degli ‘Angeli della notte’, tra le anime buone che vanno in giro per offrire conforto, ha scritto sulla sua pagina Facebook: “Arrivare al Nautico e trovare ancora quel po’ che aveva Alì, accatastato fa rabbia e ci angoscia. Spostandoci leggermente troviamo il suo cane, sta soffrendo e si vede dai suoi occhi. Per favore aiutateci, se conoscete associazioni che si occupano di canuzzi o se qualcuno fra i vostri contatti desidera adottarlo, farebbe una grande cosa”.
Lina è una persona generosa, come altre che riscattano con il bene l’ignavia di Palermo. Contattata, aggiunge: “Il nome del cucciolo non lo abbiamo mai saputo. Alì e il suo amico vivevano in simbiosi. A giugno è stato ricoverato al Civico e il cane non si è mosso dal giaciglio. Poi Alì è tornato, ma stava già male, il cane si è preso cura di lui. Quando Alì è spirato, non aveva umani accanto, ma il suo fedele amico. Da quel momento, lui è sempre lì e veglia quelle ultime cose rimaste al suo padrone”.
Storie di uomini e di cani, nella notte di Palermo. Storie di profondità che solo certi occhi sanno cogliere.
Lina aveva scritto qualcosa per la morte di Alì, parole belle e struggenti: “Quante volte in questi anni i fratelli ci hanno detto: ‘Alì e morto’ e subito correre per gli ospedali, cercando di capire se fosse vero. Tutte le volte vederti sofferente, ma vivo ci ha riempito il cuore. Questa volta, non dobbiamo cercarti in nessun ospedale, sei morto davvero. Eri lì, su quel giaciglio diventato casa per te. Fare il riconoscimento è stato terribile, vederti lì, sapere che non mi avresti più chiamata ‘sorella’ ha fatto male. Lunedì sera ci siamo visti, ho provato in tutti i modi ad aiutarti, ma tu non hai voluto. Mi hai solo chiesto acqua e per più volte mi hai chiamata ‘mamma’ adesso mi rimbomba nella testa: ‘Mamma, dammi solo l’acqua’. Mi hai chiamata per tutto il tempo che abbiamo parlato così e credo fermamente che la tua vera mamma era già accanto a te”.
Questa è la storia di Alì che era un uomo, che aveva una mamma e un padre, ai margini della nostra consapevolezza, visibile solo ad alcuni dal cuore più grande. Ed è la storia del suo cane che non lascia la sua ombra, come se colui che è andato via, domani, potesse tornare.

