Palermo, il voto che 'spacca'

Palermo, il referendum che ‘spacca’. “Avviso di sfratto”, “Non è niente”

palazzo delle aquile
Le polemiche sul risultato

PALERMO – Il dato referendario in Sicilia, e in particolare a Palermo, assume i contorni di un caso politico che va ben oltre il quesito tecnico sulla giustizia. Con una vittoria schiacciante del “No”, che nell’Isola ha superato il 60%, a Palermo quasi il 70%, le forze di opposizione leggono il risultato come una netta bocciatura non solo della riforma nazionale, ma della tenuta dei governi locale e regionale. Per la maggioranza, invece, il voto riflette semplicemente una diffidenza dei cittadini verso una riforma della giustizia percepita probabilmente come lontana dai bisogni reali, senza alcun legame diretto con il gradimento politico.

Le parole del sindaco

“Non è opportuno sovrapporre il dato o l’appartenenza politica all’esito di un referendum, che resta innanzitutto una risposta dei cittadini a un quesito. Un quesito che, peraltro, spesso non risulta del tutto chiaro e che viene interpretato anche alla luce delle dinamiche e delle narrazioni emerse durante la campagna referendaria. Quella appena conclusa è stata una campagna intensa, complessa e per certi aspetti insidiosa. È quindi necessario accogliere con rispetto il giudizio espresso dai cittadini, che hanno scelto di non confermare il lavoro proposto dal governo e dalla maggioranza sul tema della giustizia”. Questo il commento del sindaco.

Avs: “Governo delegittimato”

Dura la presa di posizione di Alleanza Verdi Sinistra. Per il segretario regionale di Sinistra Italiana, Pierpaolo Montalto, e il portavoce di Europa Verde, Fabio Giambrone, il voto rappresenta una “bocciatura politica senza appello” per il centrodestra siciliano. “Schifani e la sua maggioranza si sono accodati alla crociata contro la Magistratura e contro la Costituzione – scrivono – mentre la classe politica viene travolta dagli scandali giudiziari”.

Secondo gli esponenti di AVS, il milione di siciliani che ha detto “No” ha di fatto delegittimato l’esecutivo: “Schifani ne prenda atto e liberi la Sicilia dimettendosi”.

Randazzo: “Malumore anche nelle roccaforti del Centrodestra”

A rincarare la dose è Antonino Randazzo (M5s): “Ho analizzato i dati quartiere per quartiere. È interessante notare come in alcune borgate si sfiori il 70% di No, anche in quartieri storicamente a sostegno del centrodestra”.

Secondo l’esponente pentastellato, il dato dell’affluenza rafforza il significato politico della consultazione: “Hanno votato più palermitani per questo referendum che per le ultime amministrative. È un chiaro messaggio di malumore, un avviso di sfratto diretto al sindaco Lagalla, a Schifani e a tutto il centrodestra”.

La replica della maggioranza

Di segno opposto la lettura che arriva dai banchi della maggioranza, che tende a derubricare il voto a una questione legata esclusivamente al quesito referendario. Per Antonio Rini (FdI), il nesso con l’amministrazione comunale è inesistente: “Mi sembra che gli elettori che si sono recati alle urne non abbiano trovato nella scheda i nomi di chi compone la giunta Lagalla. Il referendum non può essere inteso altrimenti se non nell’ottica della giustizia”.

L’esponente di Fratelli d’Italia non nega però la portata numerica del risultato e lancia un monito alle altre forze di maggioranza: “Se vogliamo analizzare le motivazioni di una vittoria così schiacciante, che c’è stata e nessuno vuole negare, bisogna avviare un approfondimento all’interno della coalizione per capire se si condividono ancora i nostri principi valoriali e gli impegni programmatici”.

“Il governo Meloni – ha aggiunto Rini -, che ha mostrato grande sensibilità per la città di Palermo, merita l’impegno della coalizione non soltanto sui provvedimenti ricadenti sulla città ma anche su quelli che fanno parte dell’agenda nazionale”.

Piampiano “È un errore politicizzare il risultato”

Sulla stessa scia si muove la componente centrista e moderata della coalizione. Per Leopoldo Piampiano (FI), che respinge le letture catastrofiste, il risultato non intacca la solidità della giunta Lagalla: “Ritengo sia stato un errore politicizzare la campagna referendaria e, coerentemente, non credo si debba politicizzare neppure il risultato”. Secondo Piampiano, il vero test per Palazzo delle Aquile resta quello amministrativo: “I palermitani avranno modo il prossimo anno di esprimere il proprio giudizio sull’operato dell’attuale maggioranza, valutandone i risultati concreti raggiunti”.

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