I bimbi che non cresceranno | Antonino e Francesco, solo lacrime

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L'auto distrutta nell'incidente
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In memoria dei fratellini morti nell'incidente: basta con la rabbia, si dia spazio solo al dolore

PALERMO- Ora che anche Antonino, come suo fratello Francesco, è finito nelle foto immobili dei bambini che non cresceranno, dobbiamo imparare, a poco a poco, a mettere da parte la rabbia per abbracciare il dolore. E’ una storia – per quanto ne sappiamo – che muove a una comprensibile ira quella dei fratellini morti, a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, nell’incidente sulla Palermo-Mazara.

Qualche giorno fa, la nostra Monica Panzica aveva ricostruito la tragedia, con la cronaca fin qui disponibile. Un ragazzino di quattordici anni, Francesco, morto sul colpo, Antonino – che tutti chiamavano Antony – che lo segue, nonostante le cure preziose del personale del reparto di Neurorianimazione di Villa Sofia. Aveva riportato lesioni cerebrali gravissime.

Come tutti ormai sanno, quella notte i fratelli Provenzano erano bordo dell’auto guidata dal papà, Fabio, ricoverato, adesso, in coma farmacologico. Gli inquirenti indagano su un video pubblicato dall’uomo su Facebook a pochi istanti dallo schianto. In base alle analisi, aveva assunto droghe prima di mettersi al volante. Ed è normale che, ai margini di una cronaca gelida, sia divampato il fuoco del rancore per quel padre che, attualmente, lotta tra la morte che incombe atrocemente e la vita terribile che lo aspetta. Così, abbiamo assistito agli insulti sui social, al linciaggio virtuale, alle maledizioni, a esplosioni di violenza verbale in ogni caso non giustificabili.

Ma forse, in omaggio alla memoria di Antonino e Francesco, è arrivato il momento di mettere da parte i pugni chiusi e riprendersi le lacrime. Anche se quei pugni nascono dal soprassalto di chi si trova costretto a leggere di vittime innocenti, rese tali da comportamenti folli, almeno secondo le notizie dell’inchiesta.

Cancelliamo i pensieri violenti e teniamoci strette due anime bambine, anche loro nella schiera dei piccoli che non torneranno e che saranno intuiti, da chi li ama, per certi brevi colpi di ala dietro le finestre dei Natali futuri. I bambini che non torneranno restano uguali nelle foto. Chi li ha conosciuti e potrà andare avanti avrà i capelli bianchi, la dentiera, e un giorno scorgerà con una strana sensazione le immagini di quei congiunti precocemente sottratti alla vita, all’idea che sarebbero stati più grandi.

I bambini che non torneranno saranno per sempre bambini. Li penseremo soltanto mentre corrono, quando danno un calcio al pallone, nell’atto di fissare estasiati un particolare ignoto e meraviglioso che gli adulti non noteranno mai. Saranno zii in contumacia di qualcuno che ne chiederà conto, con fare curioso, e abiteranno l’eternità di chi non indosserà altri vestiti.

I bambini che non tornano abitano nel cuore di altri che furono bambini in contemporanea, perciò si sentono un po’ in colpa di essere sopravvissuti. Ma al senso di colpa i bimbi perenni offriranno, in ogni occasione, il perdono di un sorriso. E saranno nascosti lì, nelle stagioni ombrose delle foglie che cadono, per ricordarci che, da qualche parte, c’è una stagione luminosa che possiamo sognare perché somiglia all’estate.

Basta con i pugni chiusi e con la rabbia. Intorno ad Antonino e Francesco, qualunque forma abbia l’abisso di quella notte che ha inghiottito l’innocenza, ci siano soltanto lacrime di tenerezza. E carezze per vegliare le foto dell’estate che verrà.

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