Palermo, “pericoloso, trasversale”: condannato il "boss" Corona

Palermo, “pericoloso e trasversale”: condannato il “boss” Corona

Giuseppe Corona
Diverse posizioni prescritte

PALERMO – Sconti di pena e qualche prescrizione per le posizioni minori. L’elenco degli imputati condannati si apre con il nome di Giuseppe Corona: 15 anni e due mesi con l’accusa di essere uno dei volti nuovi della mafia palermitana e capace di fare da cerniera fra diversi mandamenti.

La sentenza è della Corte di appello presieduta da Antonio Napoli. Sotto processo diversi presunti prestanome. “Scaltro, pericoloso, trasversale”, così lo avevano definito gli investigatori. Affiliato alla famiglia di Resuttana, ma molto legato ai mafiosi di Porta Nuova, Corona ha fatto di una “fitta rete di contatti e amicizie, anche in ambiti leciti della società civile” la sua grande forza per scalare i vertici dell’organizzazione criminale.

Una scalata ottenuta grazie al fatto di essersi messo a “disposizione di diverse famiglie mafiose, ha gestito affari e pratiche estorsive, ottenendo quale corrispettivo cospicui vantaggi, soprattutto nel settore delle scommesse”. Corona si è sempre professato innocente nel corso di lunghissime dichiarazioni spontanee.

Gli imputati e le condanne

Questi gli imputati, le accuse e le pene: Giuseppe Corona 15 anni e due mesi (19 anni e mezzo in primo grado per associazione mafiosa), Roberto Bonaccorso 3 anni (intestazione fittizia), Loredana Ruffino 3 anni (usura) e Stefano Madonia 4 anni (usura).

Le prescrizioni

Prescrizione per Giuseppe Abbagnato, Salvatore e Calogero Sanfratello, Francesco De Lisi, Maurizio Tafuri, Giampiero Giannotta, Giuseppe Abbagnato, Maria Laura Bonaccorso, Roberto Bonaccorso (difesi dagli avvocati Giovanni Castronovo, Valentina Castellucci, Silvana Tortorici, Davide Martorana, Pierfrancesco Campo, Rocco Gullo, Giuseppe Brischetto, Antonio Sottosanti, Giuseppe Pipitone, Filippo Gallina, Giovanni La Bua). nella stragrande maggioranza dei casi la prescrizione è intervenuta per il venir meno dell’aggravante di mafia.

Riconosciuta una provvisionale per le parti civili: Solidaria, Sos Impresa, Confcommercio, Centro Pio La Torre, Federazione anti racket, Associazione nazionale lotta contro l’illegalità, assistiti dagli avvocati Fausto Amato, Fabio Lanfranca, Ettore Barcellona, Valerio D’Antoni e Alfredo Galasso.

La lite prima della scalata

Secondo la Direzione distrettuale antimafia e i finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria, in un momento storico Corona avrebbe rischiato di essere punito. Ci fu una lite fra Corona e Giuseppe Di Giacomo, poco prima che quest’ultimo venisse assassinato nel 2014, alla Zisa. Due anni dopo, Giuseppe Tantillo, pentito del Borgo Vecchio, riferì che “Di Giacomo mi raccontò di aver avuto un litigio (con Corona, ndr) qualche mese prima della sua morte, perché Corona si era intromesso più volte in questioni di messa a posto e così Di Giacomo gli aveva intimato che si doveva fare i fatti suoi.

Ed ancora: “Nell’occasione Di Giacomo diede uno spintone a Corona dicendo che doveva chiudersi dentro casa e non occuparsi di cose di mafia. Anche a noi Di Giacomo disse che se Corona si fosse presentato al Borgo per intromettersi in cose del genere, non dovevamo dargli conto. Corona si atteggia di avere avuto una forte amicizia con Gregorio Di Giovanni, fratello di Tommaso (detto Masino) che attualmente gestisce la famiglia di Porta Nuova”.


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