Palermo, "i 5 euro non te li do": il boss e l'estorsione al bombolaro

“I cinque euro non te li do”: il boss e l’estorsione al bombolaro

L'arroganza di una mafia stracciona

PALERMO – La storia di Nicolò Salto è molto più di una delle tante estorsioni, tentate o consumate, a Palermo e provincia. Racconta della perdurante arroganza mafiosa. Di una mafia stracciona, però. Il che non significa che sia meno pericolosa. Lo dimostrano le pistolettate sparate qualche settimana fa a Brancaccio per strada in mezzo alla gente. Roba da Gomorra e dintorni.

La narrazione sulla mafia dovrebbe cambiare registro, ed invece ancora resiste il racconto di un’epopea del male che, per fortuna, non c’è più. C’è purtroppo il degrado, sociale e culturale di grosse fette di popolazione. E i mafiosi di oggi – molto spesso malacarne divenuti uomini d’onore – ci sguazzano.

Nicolò Salto è stato il reggente della famiglia mafiosa di Borgetto. Una famiglia nei decenni passati in guerra per il potere. Nelle strade si contavano i morti ammazzati. Lo stesso Salto, che oggi ha 69 anni, rischiò di morire crivellato da quattro copi di calibro 9. Miracolosamente rimase vivo. Vivo, ma carcerato. Condannato per mafia una prima volta, scarcerato per fine pena e arrestato di nuovo. Ancora condannato e scarcerato per scadenza dei termini in un processo dove rischia una nuova e pesante pena.

Una mattina di febbraio 2023 suonarono al campanello di casa. “Bombola”, disse l’addetto alla consegna. Per installarne una nuova senza consegnare quella vuota bisognava pagare una cauzione di cinque euro. “Devo pagare la cauzione? Ma tu lo sai chi sono io?… ma il tuo titolare è messo a posto? Ora ci penso io, non ti preoccupare”, avrebbe detto il boss che si muove con l’aiuto di una stampella per le conseguenze dell’agguato del 2008.

Nella Sicilia del pizzo e dei silenzi, stavolta l’episodio è stato denunciato. Il boss è stato arrestato di nuovo. I cinque euro che si è rifiutato di pagare gli potrebbero costare molto ma molto caro.


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