Palermo: la giustizia di Cosa Nostra, niente furti alla povera gente

La “giustizia” dei boss: “Niente furti alla povera gente”

La batteria di ladri e le direttive del mammasantissima

PALERMO – Una piccola storia che svela quanto sia difficile estirpare Cosa Nostra. La mafia è entrata nelle viscere della città, si annida e resiste dove manca o è tardiva la riposta dello Stato. Dove giustizia si cerca e si ottiene grazie all’intervento del mammasantissima di turno.

Stavolta è accaduto a Villabate, popoloso centro divenuto quasi tutt’uno con Palermo, ma il modello va, purtroppo, replicato in mille altri luoghi. Troppi frutti di macchine. A Villabate agiva una batteria di ladri in trasferta dal rione palermitano dello Zen. Salvatore Lauricella, da alcuni giorni tornato in carcere con l’accusa di avere avuto un ruolo nella famiglia mafiosa, lo scorso novembre convocò una persona bene informata per avere notizie: “… cose con picciotti dello Zen”, sentenziò la fonte.

Prima razziavano i mezzi e poi chiedevano “1.200… 1500 euro” di riscatto. Il meccanismo del cavallo di ritorno è sempre valido. I “picciotti” volevano mettersi in regola chiedendo il via libera ai mafiosi di Villabate. Ad una condizione, imposta da Lauricella: “… tu lo sai… io sono per i poveretti, te lo dico io a chi si deve andare a prendere che se la possono comprare, però ai poveretti non li dobbiamo toccare… alla gente che si va a raccogliere i mandarini… a raccogliere le olive, io non le permetto queste cose”.

Anche perché la povera gente per ottenere giustizia si rivolgeva a Lauricella e “io mi devo fare 10 anni per questi discorsi”. I boss della Nuova Cosa Nostra continuano a regolare la vita delle borgate. Risolvono le faccende, lo fanno in fretta e “meglio” della giustizia pronunciata in nome del popolo italiano.


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