“PALERMO – Guglielmo Rubino, soprannominato l’attaccante, condannato per mafia e scarcerato nel 2020, sarebbe diventato il reggente del mandamento di Santa Maria di Gesù.
Il suo nome apre l’elenco degli imputati per cui i pubblici ministeri Francesca Mazzocco e Francesca Dessì hanno chiesto la condanna. Il processo si sta svolgendo in abbreviato davanti al giudice per l’udienza preliminare Stefania Brambille.
Quasi tutti sono stati arrestati in uno dei blitz dei carabinieri che lo scorso febbraio hanno coinvolto complessivamente 181 persone. Sul mandamento di Santa Maria di Gesù hanno indagato i militari del Ros.
Gli imputati e le richieste di pena
Guglielmo Rubino risponde di associazione mafiosa e traffico di droga. Queste le altre richieste di pena Giuseppe Aliotta (16 anni, mafia e droga), Mario Mirko Brancato (10 anni, mafia), Pasquale Di Mariano (6 anni, droga), Antonino La Mattina (12 anni, mafia e droga), Francesco Pedalino (14 anni, mafia), Gabriele Pedalino (10 anni, mafia) Concetta Profeta (8 anni, mafia), Girolamo Rao e Vincenzo Rao (4 anni e 4 mesi ciascuno, droga), Guido Riccardi (10 anni, mafia), Pietro Rubino (10 anni, mafia) Antonio Scarantino (1 anno e 4 mesi, droga), Alessandro Scelta (5 anni, droga),
Giuseppe Foti (1 anno, danneggiamento), Concetta Aliotta (1 anno, danneggiamento aggravato dal metodo mafioso).
Contatti con i detenuti
Rubino avrebbe goduto dell’appoggio di un detenuto eccellente, Francesco Pedalino, che sta scontando 30 anni di carcere per l’omicidio di Mirko Sciacchitano. Attraverso l’applicazione Signal Gabriele Pedalino (figlio di Francesco e anche lui in carcere per l’omicidio Sciacchitano), detenuto ad Ascoli Piceno, nel settembre 2023, continuava a mantenere contatti con l’esterno.
Nel settembre 2023 erano stati sequestrati due grossi quantitativi di cocaina. Gabriele Pedalino riteneva che ad accollarsi la perdita dovesse essere solo Giuseppe Aliotta, altro arrestato, che però si rifiutò. E così dal carcere fu ordinato di dare fuoco alla panineria “L’acquolina in bocca”, gestita da Salvatore Aliotta, il padre di Giuseppe che da allora iniziò a pagare.
La moglie del boss
Quando c’era da discutere di faccende delicate bisognava andare a casa di Concetta Profeta, figlia del boss Salvatore, deceduto in carcere nel 2018, e moglie di Francesco Pedalino, e chiederle di “calare il paniere” con il cellulare “citofono”. Altro non era che l’utenza dove contattare il detenuto nel carcere di Livorno.

