Alla Presidente del Consiglio, onorevole Giorgia Meloni.
Il tono della nostra lettera pubblica, a Lei indirizzata, non è perentorio – abbiamo ovviamente il massimo rispetto dell’istituzione che rappresenta e della sua persona – ma accorato, con il necessario garbo. Tuttavia, ci perdoni l’urgenza: venga a Palermo, Presidente Meloni. Si imbarchi quando possibile e raggiunga una città derelitta. Qui sta morendo lo Stato. Non c’è un attimo da perdere.
Sì, lo Stato sta morendo. Non le sembri una esagerazione mediatica. Assistiamo ogni giorno a un drammatico rito di resa. Vuole qualche esempio? Gliene fornisco uno diretto. Questa mattina, mi sono precipitato a Tommaso Natale, dopo l’incendio notturno – a opera del racket – contro la pizzeria ‘Ulisse’.

Le lacrime degli onesti
Conosco Santo, il titolare. Un sognatore concreto che prese uno spazio dismesso, per realizzare la sua casa-pizzeria-ristorante. Conosco la sua famiglia, gente coraggiosa, perbene, ‘che fatica’. Li ho incontrati. Li ho abbracciati. Nei loro occhi ho visto un dolore che non si può spiegare.
Quegli sguardi – e poi le parole, con le lacrime – dicevano: siamo stati abbandonati. Hanno messo una bottiglia di liquido infiammabile, il 7 maggio scorso, un mese dopo hanno dato fuoco. Nel frattempo, nessuno ci ha protetto. Nessuno ci ha salvato. Nessuno ha evitato ciò che era prevedibile. Cercavamo lo Stato e non c’è stato nessuno. Come possiamo nutrire fiducia?
C’è bisogno di altro, Presidente Meloni? Non bastano quelle occhiate di disperazione e solitudine? E guardi che qui le forze dell’ordine compiono valorosamente il loro dovere, nonostante le criticità. Sono in pochi e si moltiplicano, con una forza e una sensibilità umana che configurano un patrimonio. Ma poi?

Le telecamere non bastano
Come accade che il territorio non sia controllato a dovere? Come è possibile che a un locale nel mirino degli uomini del disonore siano appiccate le fiamme, di notte? Come è successo che un evento tanto prevedibile non sia stato previsto. E le auto incendiate? E le sventagliate di kalashnikov? Perché Palermo è ripiombata in un clima cupo? Perché c’è la guerra a Palermo? Perché la repressione funziona, ma la prevenzione lascia a desiderare?
Vede, Presidente Meloni, qui non c’entrano destra e sinistra, con le dispute e le polemiche sulla sicurezza. Qui viene chiamata in ballo la casa di tutti, l’istituzione che Lei regge. Davvero vogliamo credere alle telecamere del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi come panacea? Veramente dobbiamo ancora ascoltare la cantilena delle statistiche sulla sicurezza?

C’è una città insicura e allo sbando. Ci vuole molto di più. Tommaso Natale, Sferracavallo, lo Zen…. Tutti i luoghi colpiti dalla fragilità a vario titolo hanno diritto ai diritti. Noi ci siamo stancati delle promesse. Il fuoco di queste ore, alla pizzeria Ulisse, come al chiosco di Vergine Maria, le ha disperse.
Venga a Palermo, Presidente Giorgia Meloni. Ci faccia sentire che lo Stato può rinascere dalla sua stessa agonia. Si affretti, per piacere. Ieri era già tardi.
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