PALERMO – Mancano meno di due anni alle prossime elezioni, ma al Comune di Palermo sembra ormai scattato il conto alla rovescia: partiti e movimenti iniziano a posizionarsi e a ragionare su alleanze e coalizioni in vista del 2022. Livesicilia continua il suo ciclo di interviste e stavolta tocca al segretario provinciale di Italia Viva e capogruppo in consiglio comunale, Dario Chinnici.
Chi sarà il prossimo sindaco di Palermo?
“Nessuno può prevedere il futuro, ma il nome sarà l’ultimo dei problemi. Il ragionamento da fare è l’esatto opposto: quale coalizione può rappresentare una valida proposta di governo per la città? Che idee abbiamo sullo sviluppo, sulla mobilità, sulla cultura, sull’ambiente, sulla scuola? Una volta definito il campo delle idee, vedremo chi meglio potrà interpretarlo. Ripeto, il nome è l’ultimo dei problemi, l’importante è vincere e noi siamo pronti”.
Va bene, cambiamo domanda: Italia Viva di chi sarà alleata nel 2022?
“Faccio un piccolo passo indietro: Italia Viva è nata un anno fa con un progetto ben preciso dare una prospettiva ai riformisti e ai moderati, superare i vecchi schemi e provare a basarci su quello che unisce, piuttosto che su quello che divide. Una strategia che è stata determinante a Roma, specie ora che il M5s si va sgretolando, ma che nel 2017 a Palermo era stata già vincente: non dimentichiamoci che Leoluca Orlando ha vinto con una coalizione vasta, anche se qualcuno ora finge di dimenticarlo. Ecco, questa secondo noi è l’impostazione da cui partire per ragionare sulle prossime elezioni comunali, evitando le riserve indiane. Italia Viva oggi è il gruppo più numeroso a Sala delle Lapidi, ma puntiamo a essere il primo partito a Palermo”.
Quindi alleati anche con Sinistra Comune? Perché ultimamente non sembra che siate troppo in sintonia…
“Noi facciamo parte di una coalizione guidata dal sindaco Orlando, a cui riconosciamo la capacità di unire e fare sintesi, e abbiamo sposato un programma di governo a cui ci atteniamo. Se ogni tanto assistiamo a qualche fuga in avanti lo facciamo presente, ma solo per il bene della città e dell’amministrazione. Sulla Ztl notturna e diurna, sulla movida e sulle pedonalizzazioni abbiamo offerto il nostro contributo e chiesto di condividere le scelte, ma soprattutto di confrontarci con le categorie interessate, un po’ come si è fatto saggiamente su via Ruggero Settimo, senza creare scontri e senza intasare il Tar di ricorsi. E’ questa la strada giusta e finché questo è il metodo noi non avremo nulla da ridire. Quanto a Sinistra Comune, noi non abbiamo alcun problema ma la smettano di essere sempre il partito dei ‘no, non si può fare’. Oggi sono nostri alleati all’interno di una coalizione, se alle prossime elezioni faranno scelte diverse ne prenderemo atto”.
Qualcuno, anche guardando all’Ars, vi accusa di voler abbandonare la sinistra per allearvi con Forza Italia…
“Chiariamo una cosa: le buone leggi non sono di destra o di sinistra, sono buone e basta. Se al Parlamento nazionale, a quello regionale o in consiglio comunale arriva un provvedimento utile ai cittadini, non avrebbe senso non approvarlo solo perché lo ha proposto qualcun altro. All’Assemblea regionale siciliana Italia Viva è all’opposizione, ma è pronta al confronto per migliorare le proposte di legge che arrivano. Poi certo, leggo anche io i retroscena ma mancano ancora due anni alle elezioni regionali, mi pare un po’ presto. Personalmente sogno una grande forza politica dei riformisti: perché Renzi, Calenda, Bonino, Carfagna, Gori e Bonaccini non possono stare nello stesso partito?”.
Insomma, niente alleanza a destra alle Comunali?
“Forse qualcuno non lo ha notato, ma in pochi anni la politica italiana è stata letteralmente rivoluzionata. I vecchi steccati ideologici sono caduti, non ci sono due poli contrapposti e la nascita del Movimento cinque stelle ha reso meno ingessato il sistema politico che oggi è molto più fluido e con posizioni che col tempo cambiano: adesso quasi tutti dicono sì al Ponte sullo Stretto, tanto per fare un esempio. A questo processo, si è aggiunto il Covid-19 che ha trasformato in ogni senso il nostro presente ma anche il nostro futuro: tutto quello che avevamo programmato va ripensato di sana pianta, abbiamo alle porte una crisi economica senza precedenti, migliaia di persone perderanno il posto di lavoro, rischiamo la recessione e in pochi mesi bisogna porre le basi per far ripartire il Paese. Ovviamente, nel nostro piccolo, questo varrà anche per Palermo e di questo dovremmo parlare, non di chi sarà il candidato sindaco”.
Voi cosa proponete?
“Palermo è una città a forte vocazione turistica e culturale, ma non basta: negli ultimi anni abbiamo assistito a un impoverimento continuo del tessuto agricolo e industriale di cui dobbiamo farci carico. L’economia non può basarsi solo sul pubblico impiego e sul terziario, ma per fare questo servono progetti, visione d’insieme, sinergie con i comuni dell’area metropolitana. Ecco le cose su cui costruire un programma di governo. Prendiamo la mobilità: dopo la pandemia bisogna puntare sulla mobilità dolce, ma non basta riverniciare le vecchie piste ciclabili, né crearne qualcuna nuova, serve una visione di lungo termine. Migliaia di persone, ogni giorno, raggiungono in automobile i grandi poli pubblici: ospedali, ministeri, assessorati regionali, agenzie fiscali, il Tribunale, uffici comunali. Siccome parliamo di enti pubblici, perché non mettersi attorno a un tavolo con loro e concordare con loro come consentire di raggiungere questi posti in bicicletta? Perché posso anche creare la corsia dedicata, ma se poi non ho una rastrelliera o un posto in cui custodire la bici senza il timore che la rubino… Altro tema è il tram: abbiamo già tre linee funzionanti che però, da sole, non bastano, bisogna completarle perché altrimenti resteremo con un sistema monco, ma questo è sufficiente? No, servirebbe anche la Mal, a meno di non arrendersi all’idea che per arrivare a Mondello ci vogliono più di 40 minuti. Poi c’è il tema delle grandi strutture in centro storico: se la Rinascente se ne va, che facciamo visto che non si possono concedere nuove licenze?”.
E le partecipate?
“Le partecipate erogano servizi, quindi farle funzionare significa rendere più facile la vita dei palermitani, ma servono garanzie economiche precise. Come possiamo affidare nuove linee del tram ad Amat, che oggi fa fatica a pagare gli stipendi? O come possiamo pensare che la Rap possa sostenersi sulle proprie gambe, se poi per costruire la settima vasca ci mettiamo un’eternità? E quante altre vasche possiamo pensare di costruire? E qui c’entra anche il tema dei rifiuti e di una seria programmazione che va fatta in sinergia con la Regione a cui, però, chiediamo di non calare le cose dall’alto”.
A cosa si riferisce?
“L’amministrazione è impegnata nella redazione del nuovo Piano regolatore, ma ogni tanto il governo regionale si sveglia con un’idea: il polo unico in via Ugo La Malfa, i nuovi mega ospedali, il centro congressi alla Fiera del Mediterraneo. Tutte ottime idee, ma che vanno calate in un Piano che consenta di non avere cattedrali nel deserto, ma punti ben serviti dai mezzi pubblici. Se no a che servono?”.
Pensa che i palermitani si faranno convincere da queste idee?
“Non dico che siano le migliori idee, ma almeno sono proposte di cui discutere. Nei prossimi mesi vivremo una grave crisi economica e il tema pressante sarà quello del lavoro, dell’economia stagnante, delle imprese che chiudono e che dovremmo aiutare, non ostacolare. Su questo bisogna confrontarsi e su questo i palermitani sceglieranno”.
Il segretario provinciale del Pd, Rosario Filoramo, a Livesicilia ha detto di voler aprire anche al M5s…
“Intanto bisognerebbe capire di quale M5s stiamo parlando: quello di Di Battista, quello di Di Maio o quello di Fico? Quello che dice sì al Mes o quello che lo boccia? Quello disposto a cambiare i Decreti sicurezza o quello che li vuole mantenere? Perché questo è il problema. Il Partito Democratico immagina che l’alleanza che c’è a Roma possa replicarsi anche negli enti locali, ma bisogna valutare caso per caso e capire dove è possibile e dove no. Una cosa è Bonaccini, che abbiamo sostenuto, altra cosa è Emiliano. In vista delle Amministrative del prossimo ottobre nella provincia di Palermo noi appoggeremo i candidati realmente riformisti e sulla città faremo un ragionamento aperto a tutti quelli che ci stanno, vedremo tra due anni cosa sarà il M5s”.
Sareste disponibili alle primarie?
“Le primarie sono uno strumento nato con il Partito Democratico, ma nel Pd non piacciono più a tutti. Però le primarie si fanno tra alleati e quindi vengono in un secondo momento, prima bisogna capire quale sarà la coalizione.”
E Orlando che ruolo giocherà in tutto questo?
“Io appartengo alla generazione che è nata con Leoluca Orlando sindaco, una generazione per la quale il Professore è il primo cittadino per antonomasia. I palermitani hanno un grande debito di riconoscenza nei confronti di una persona che ha contribuito in modo determinante a cambiare l’immagine di Palermo nel mondo: da città della mafia a città della cultura e dell’accoglienza. Nel 2022 non si potrà più ricandidare, ma noi ci auguriamo che non voglia far mancare il suo apporto e che ci aiuti, con le sue capacità, a formare una coalizione competitiva e credibile per mettere in sicurezza le conquiste di questi anni e immaginare la città da lasciare ai nostri figli”.

