PALERMO – Le serrate indagini dei carabinieri e le dichiarazioni di un nuovo collaboratore di giustizia. Così la Procura della Repubblica è arrivata a identificare altri componenti della banda del Kalashnikov. Hanno messo in pratica gli ordini di Salvatore Verga che commissionava e seguiva passo dopo passo gli attentati usando un cellulare nel carcere di Trani dove è detenuto. Il 20 marzo scorso è stato arrestato Alessio D’Agostino. Il 9 maggio ha deciso ci collaborare con la giustizia. È stato lui a raccontare che Verga aveva assunto un ruolo importante del mandamento mafioso di San Lorenzo.
Il racconto del nuovo pentito
“È in possesso, a detta di lui, e confermato anche da altre persone che lavorano per lui, è in possesso di molte armi di assalto, fucili di assalto, pistole… e sono pronti a fare la guerra con tutti…”, ha messo a verbale. Le armi sarebbero state comprate in Puglia e poi fatte recapitare a Palermo: “… li ha fatti arrivare sempre Verga dalla Puglia… borsoni sì… penso avrà stretto legame con quale personaggio che lo invoglia, i K47 sono come… 7.65… Oltre a detta sua, me lo ha confermato anche… un giorno parlando dice: ha vidiri chiddu chi hanno, dice ogni cosa dice è tanta…”.
L’intercettazione in carcere
Il 28 maggio scorso i carabinieri hanno registrato una conversazione di Verga in carcere: “… ora mi organizzo… mi devo fare dare poi i Kalashnikov da quello… si devono prendere tutte cose… mi hanno sucato la minchia… gli scafazzati sono fuori”. Dalle conversazioni di Matteo Salamone, uno dei più fidati collaboratori di Verga, è arrivata la conferma. Pensava ad una violentissima rappresaglia in danno di qualcuno per questione che non sembreberebbero legate a faccende criminali, semmai a storie di donne e mancato rispetto: “Perché lo sanno che prendono la corrente… succede lo sai che cosa… gli dico a ‘bomba atomica’ dammi il ‘pocket coffe’”. Voleva chiedere a Verga di potere usare il Kalashnikov.
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