PALERMO – Per capire se gli esami saranno risolutivi nell’accertamento della verità sull’omicidio di Piersanti Mattarella bisognerà ancora attendere. Gli esperti del Ris hanno chiesto una proroga per accertare se l’impronta lasciata dai killer di Piersanti Mattarella appartenga ad uno dei due nuovi indagati, i mafiosi Antonino Madonia e Giuseppe Lucchese.
Sulla 127 c’era un’impronta sullo sportello lato guida, isolata nell’immediatezza dei fatti. Non aveva le caratteristiche necessarie per risalire al profilo genetico di chi l’aveva lasciata sulla carrozzeria. Ora le nuove tecnologie consentono comparazioni prima impensabili.
Gli esperti del caso Garlasco
ll Gip del Tribunale di Palermo si è affidato al Forensic Genetic Unit dell’ospedale Careggi di Firenze per estrarre il Dna. Si tratta di una equipe di super esperti composta dal responsabile Ugo Ricci, da Elena Carra, docente di Scienze e tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche all’Università di Palermo, da Carlo Previderè, professore del dipartimento di Sanità pubblica all’Università di Pavia.
Fa parte del gruppo di lavoro anche Nicolò Polizzi, della polizia scientifica, nominato dalla Procura di Palermo. Il laboratorio di Careggi è considerato un punto di riferimento per le analisi di genetica forense in Italia. Sta anche lavorando sul caso Garlasco, dove fu assassinata Chiara Poggi.

Nei mesi scorsi è stato arrestato Filippo Piritore, ex poliziotto con una prestigiosa carriera alle spalle. A lui sarebbe legata l’inquietante sparizione del guanto di pelle indossato da uno dei due killer il giorno dell’omicidio commesso 46 anni fa. Piritore è indagato per depistaggio. Il guanto poteva essere una prova chiave per risolvere l’omicidio Mattarella, ma è stato inghiottito in un buco nero.
A quel tempo Piritore lavorava alla squadra mobile di Palermo sotto la guida di Bruno Contrada, poliziotto dei misteri condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e risarcito per l’ingiusta detenzione.

I poliziotti della Scientifica trovarono il guanto all’interno della Fiat 127 bianca usata dai sicari, il 6 gennaio 1980, per arrivare in via della Libertà, sotto l’abitazione del presidente della Regione, fratello dell’attuale Capo dello Stato.
Il procuratore Maurizio de Lucia e i sostituti Francesca Dessì e Antonio Carchietti, hanno recuperato le fotografie dell’epoca mostravano la presenza di Piritore in via Libertà. Convocato dagli agenti della Direzione investigativa antimafia confermò di avere preso il guanto e di averlo consegnato ad un collega della Scientifica. Nella sua ricostruzione, però, nomi e circostanze non quadrano.
Omicidio Mattarella, la pista nera
Per anni ha tenuto banco la pista nera, mai abbandonata nonostante l’assoluzione di Giusva Fioravanti, killer su cui aveva indagato Giovanni Falcone. La vedova Mattarella, Irma Chiazzese, riconobbe Fioravanti quando gli mostrarono la foto dell’esponente dei Nar. La Corte d’Assise d’appello di Palermo nella sentenza del 1998 sugli omicidi politici commessi anche da Nino Madonia sottolineò la somiglianza fisica tra il killer di mafia e Fioravanti.
“Se dovesse succedermi qualcosa”
L’allora governatore siciliano pagò con la vita la sua volontà di smantellare il legame di potere fra mafia, politica e imprenditoria. “Se dovesse succedermi qualcosa di molto grave…”, aveva detto al suo capo di gabinetto. Per il delitto del politico della Democrazia Cristiana sono stati condannati come mandanti i boss della cupola: da Totò Riina a Michele Greco: da Bernardo Provenzano a Bernardo Brusca, da Pippo Calò, a Francesco Madonia e Antonino Geraci.
Cosa Nostra avrebbe scelto i due sicari che qualche anno dopo avrebbero ucciso anche il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa e la moglie Emanuela Setti Carraro, il 3 settembre 1982. Un delitto irrisolto con tanti misteri, come quello del coinvolgimento di Piritore.

