Palermo, operaio folgorato: datore di lavoro deve risarcire familiari

Operaio folgorato, il datore di lavoro deve risarcire la moglie e i figli

La sentenza civile ribalta la decisione dei giudici penali

PALERMO – Francesco Ilardo nel 2014 fu ucciso da una scarica elettrica mentre lavorava in una villetta in contrada Villaura a Cerda. Aveva 49 anni ed era nato a Cafalù. La Corte di appello di Palermo ha stabilito che la moglie e i figli devono essere risarciti dal datore di lavoro con una ingente somma di denaro. Non era e non è una questine di soldi ma di giustizia, hanno sempre detto i familiari.

Il datore di lavoro aveva l’onere di garantire la sicurezza. I giudici civili di secondo grado giungono ad una conclusione opposta rispetto alla sentenza penale che lo aveva assolto addossando la responsabilità alla vittima per la sua imprudenza.

Operaio folgorato, la ricostruzione del perito

Il perito incaricato dal giudice penale di primo grado ricostruì che Ilardo aveva danneggiato la conduttura elettrica manovrando un escavatore. Il cavo principale di alimentazione della cassetta di derivazione era stato tranciato, provocando un cortocircuito. Non era presente l’interruttore di sicurezza e così Ilardo, che faceva anche l’elettricista, rimase folgorato mentre tentava di riparare il guasto.

Datore di lavoro condannato in primo grado

In primo grado il datore di lavoro, Giovanni Lo Nero era stato condannato per omicidio colposo. In appello il verdetto fu ribaltato. Non solo l’imputato venne assolto, ma la responsabilità finì per cadere sulla vittima. È vero che mancavano le condizioni di sicurezza, ma “il verificarsi del cortocircuito” fu ritenuto “una mera possibilità”.

Semmai la “condotta colposa di Ilardo” era stata “abnorme e idonea a escludere il nesso di causalità fra la condotta di Lo Nero e l’evento morte“. In sostanza, fu il tentativo di Ilardo di riparare i cavi che causò il decesso, escludendo colpe da parte del committente.

Cosa stabilì la Cassazione

Nel 2022 la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte di appello limitatamente agli effetti civili rinviando per nuovo giudizio al giudice civile.

I supremi giudici erano stati chiari: “La Corte di appello nel fornire una propria ricostruzione dei fatti, escludendo che l’interruttore magnetotermico sarebbe intervenuto in tempo evitando la folgorazione, ha mostrato di aver elaborato un proprio originale punto di vista scientifico non solo non sorretto da basi sufficientemente chiare ma finanche in contrasto con altre emergenze processuali, totalmente non considerate”.

La nuova sentenza della prima sezione civile della Corte di appello di Palermo, presieduta da Giovanni D’Antoni, ha dato ragione alla moglie e ai figli dell’operaio folgorato, assistiti dall’avvocato Maurizio Mazzara.

L’avvocato Maurizio Mazzara

Anche se, come ha sostenuto Lo Nero, Ilardo avesse “eseguito, di sua iniziativa e senza specifico incarico, la riparazione dei cavi elettrici da lui stesso danneggiati durante l’espletamento di altra attività poiché gli era stato affidato un lavoro che prevedeva la movimentazione e l’utilizzo di un escavatore su un terreno agricolo”, il datore di lavoro avrebbe dovuto, “in ogni caso, approntare tutte le medesime precauzioni tipiche delle lavorazioni prettamente elettriche”.

“Né può ritenersi che il comportamento del lavoratore – si legge nella motivazione – sia, nel caso di specie, idoneo a recidere il nesso di causalità. Ed invero, un comportamento, anche avventato, del lavoratore, se realizzato mentre egli è dedito al lavoro affidatogli, può essere invocato come imprevedibile o abnorme solo se il datore di lavoro ha adempiuto a tutti gli obblighi che gli sono imposti in materia di sicurezza sul lavoro circostanza questa non soddisfatta nel caso di specie”.


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