Palermo, Orlando e il diluvio | Ma il futuro è una catastrofe

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Commenti

    È vero: non c’è il governo della città è non c’è opposizione che domani diventa governo. Orlando fallisce ma si salvaguarda, i cortigiani saranno inevitabilmente messi all’angolo. Opposizione è termine inadatto a descrivere voci e posizioni disordinate che non dicono nulla tranne parlare del fallimento. Occorrerebbe curare la malattia di questa città: per ora tutti vogliamo bene singolarmente a noi stessi (Orlando docet), nessuno ne vuole a Palermo.

    Andiamoci per gradi, intanto viviamo nella speranza che questo sigg.si dimetta. lo so, sto fantasticando ma la speranza è sempre l’ultima a morire. se poi dovesse terminare la legislatura, be: certamente come lui non ci sarà nessuno. I salotti bene di Palermo, si muovano, cerchino, rovistino. troveranno sicuramente qualcuno migliore di questo sindaco. Uno in mente c’è l’avrei…… ma è troppo presto

    Basta che non è un fratello Giambrone…….sarebbe la continuazione orlandiana di questo disastro. Se il PD e/o la sinistra sono seri non candidano Giusto Catania o Fabio Giambrone. Basta non ne possiamo più.

    Il problema principale sono gli elettori…

    ADESSO VEDREMO IL GRANDE EDY TAMAJO CANDIDATO A SINDACO ……. SOSTENUTO DA ITALIA VIVA ……………………………..

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Non è cristianesimo andare dietro le processioni e questo lo sanno bene i sacerdoti e il clero. e il Papà soprattutto. Non è fede e non è devozione. Ma rappresentano le nostre tradizioni sbagliate che ci portiamo dietro da millenni. Non credo che Gesù Cristo approvi come non approvi l'opulenza ostentata dalla Chiesa Cattolica. Mi chiedo che cosa ha a che fare con il cristianesimo l'oro e gli oggetti d'oro nelle chiese con gli insegnamenti contenuti nel Vangelo lasciati da Gesù Cristo. Non è fede è solo cattiva adulazione.

anzi di pensare al ponte pensassero alle strade ai trasporti ferroviari che siamo ancora agli anni trenta in questi giorni mio figlio e atterrato a Paleremo per i vari disagi che conosciamo e per arrivare a Catania ci sono voluti quasi dodici ore di sofferenza, e questa la Sicilia che non vorrei grazie. ai nostri politici eletti da noi ma nominati da qualcun altro e mi fermo qui. cordiali saluti direttore

“La Sicilia che non vorrei è quella che accetta l’emergenza come condizione normale” o l'accetta come maledizione. Ma è la ripetizione delle varie emergenze da un anno all'altro o senza soluzione di continuità che ci racconta un'altra storia, una storia fatta di nessuna prevenzione, poi di interventi in “tempi rilassati”, quando la maledizione, o la normale emergenza che dir si voglia, ha già colpito facendo apprezzare il benefico aiuto che si completerà essenzialmente con la dichiarazione di calamità e con pioggia di spiccioli o di corpose somme a seconda dei casi e dei beneficiari. Certo le emergenze attirano la politica, e a quanto è evidente il sindacato. E meno male! Ma se non si trattasse di emergenze, bensì di problemi mai affrontati e risolti? Ecco la Sicilia che non fa di ogni problema un'emergenza piovuta dal cielo, secondo il racconto di quest'ampia maggioranza di governo, la Sicilia che individua i responsabili, se ce ne sono, e le soluzioni dei problemi è proprio la Sicilia della quale non possiamo più fare a meno.

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