Palermo, "siamo stati un quarto d'ora...": lo stupro e l'audio choc

“Siamo stati un quarto d’ora…”: lo stupro e l’audio dell’orrore

Cosa ha detto il più piccolo del branco arrestato ieri dai carabinieri

PALERMO – “Siamo stati un quarto d’ora compà e in un quarto d’ora lei si è sentita male ed è svenuta più di una volta“. Nei messaggi vocali che Riccardo Parrinello ha inviato a un amico si concentra l’orrore della violenza di gruppo. Il più piccolo dei sette giovani arrestati per lo stupro del Foro Italico ieri è tornato in carcere. E ora le frasi recuperate dalla memoria del suo cellulare pesano come un macigno sulla sua condizione di indagato.

La ragazza di 19 anni stava male. Il messaggio, spedito nel cuore della notte del 7 luglio, un’ora dopo la violenza, si aggiunge alle immagini riprese con il cellulare da Angelo Flores e alle frasi intercettate di Samuele La Grassa: “… la struppiò di più… lei non voleva, faceva ‘no, basta’ i pugni che le davano e pure gli schiaffi, non respirava e quello cercava di metterglielo nel c…”.

Sono frasi che confermano il racconto della ragazza. Emergono nuovi dettagli. Dopo la violenza “mi sono accasciata a terra”, ha raccontato la vittima. Riuscì a chiamare il fidanzato. “Aiuto, mi trovo al Foro Italico”, sono le uniche cose che è stato in grado di dire. Poi “sono stata raggiunta da qualcuno che ha chiuso la chiamata e mi ha fatto alzare in piedi”. Quindi “mi hanno riportata innanzi ad Angelo che era rimasto in disparte. Gli ho chiesto di chiamare un’ambulanza ma lui ha risposto che non lo avrebbe fatto perché noi voleva che venissero coinvolte le forze dell’ordine”. Infine l’aiutarono ad uscire dalla zona del cantiere per abbandonarla in strada dove è stata soccorsa da due donne che hanno avvertito il fidanzato.

Il racconto di quest’ultimo si incastra con quello della vittima, che ha riferito gli stessi dettagli al medico del pronto soccorso. Ed è, secondo l’accusa, dimostrazione della genuinità del suo racconto. Gli indagati offrono una ricostruzione diversa.

“Mi fidavo di lui” ha detto la diciannovenne agli investigatori parlando di Flores. Era l’unico che conosceva. Abitano nello stesso quartiere. Mentre lo guardava “mi veniva da chiedermi perché mi stesse facendo questo, c’era un rapporto pregresso tra noi. Mi spronava ma io avevo le gambe mosce mi diceva oh oh… lui rideva“. È davanti a Flores, che tutti chiamano Florentes, che la ragazza è stata condotta. È suo il primo nome che la vittima, inizialmente titubante nel rivelarne l’identità, ha fatto ai carabinieri: “Lui non mi ha toccata, si è limitato a filmare”.

Il fidanzato della ragazza ha una ‘idea diversa: “In passato ha provato a usare violenza su di lei ma non era riuscito perché rifiutato ma sono sicuro che la seguiva su Instagram… è colui che ha architettato tutto“.


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