Palermo violenta, da dove arrivano le armi che insanguinano la città

Palermo violenta, da dove arrivano le armi che insanguinano la città

Pistole rubate o modificate. L'ultimo caso coinvolge un ragazzino

PALERMO – Armi e violenza. L’ultimo e inquietante episodio è di pochi giorni fa. Un ragazzino di 14 anni nascondeva nel bauletto del motorino elettrico una pistola semiautomatica con cartuccia calibro 7.55 e un revolver con all’interno del tamburo tre cartucce esplose. Entrambe le pistole sono marca Bruni.

Furti di pistole e armi modificate

Giovanissimi e armati. Una storia che si ripete in una città dove si spara e uccide. Le pistole sono vere (per lo più rubate) o a salve (giocattolo) modificate. I furti di armi sono in aumento. Una volta rubate la matricola viene abrasa e sono pronte per essere vendute. Bastano trecento euro per mettersi un’arma in tasca. Modificare una pistola scacciacani comporta, invece, la sostituzione della canna. Servono mani esperte per farlo, mani che evidentemente ci sono. Il rischio che la pistola esploda in faccia a chi preme il grilletto è molto alta.

L’armiere al Villaggio Santa Rosalia

“Qua al Villaggio vado… non è che puoi fare domande questa è stata usata non è stata usata”, diceva Filippo Cimilluca di Ciminna. Che era contento per il fatto di averne comprata “l’ultima volta”, una “bellissima, nuova, nuova”. Secondo la Procura di Palermo, l’uomo stava parlando della pistola che doveva comprare da qualcuno nel rione Villaggio Santa Rosalia di Palermo. Il destinatario finale dell’arma era Salvatore “Sal” Catalano, 83 anni, boss della “Pizza Connection”, quando negli anni Ottanta la mafia esportava eroina da Palermo negli Stati Uniti.

Il laboratorio a Ciaculli

Nelle conversazioni intercettate discutevano di armi “a canna corta e lunga” comprate l’anno scorso. Il quartiere è lo stesso dove è stato trovato l’arsenale dell’uomo considerato un punto di riferimento in città per chi cerca un’arma.

Antonino Adelfio, pregiudicato di 55 anni, nascondeva in un garage di via Filippo Marini quattordici tra revolver e pistole semiautomatiche, 1.431 tra cartucce, bossoli e proiettili, 8 caricatori e 4 silenziatori. Erano nascosti in un’intercapedine ricavata nel controsoffitto.

Dopo averlo arrestato i finanzieri hanno perquisito la sua villa in via Francesco Zerilli a Ciaculli. Aveva allestito un laboratorio per modificare e fabbricare le armi.

Sempre a Ciaculli, a casa di Santi Greco, 44 anni, trovarono tre pistole a tamburo modificate, due delle quali senza matricola e 80 cartucce di diverso calibro.

L’ex guardia giurata

L’anno scorso una ex guardia giurata F.C. (diamo solo le generalità per ragioni di sicurezza legate al suo lavoro) fu arrestata con l’accusa di avere simulato il furto di alcune pistole per venderle al mercato nero.

Il vigilante aveva comprato in un anno 57 armi e 600 munizioni, mai state segnalate alla polizia. Pistole semiautomatiche calibro nove e fucili a pompa, comprati nelle armerie di città e provincia, non registrati e rivenduti ai mafiosi del mandamento di Resuttana, agli spacciatori dello Zen, di Brancaccio e ai criminali comuni della città che hanno bisogno di una pistola per prevalere sugli altri. Mostrarla è già un segno di forza e potere. Ai poliziotti disse di essersi dimenticato di registrare una cinquantina di “pezzi”. Poi avrebbe simulato un furto. Disse che qualcuno aveva ripulito il suo box, ma non furono trovati segni di scasso negli armadietti.

La scia di morte

Ecco che la strage di Monreale, gli omicidi di Giancarlo Romano, Lino Celesia e Paolo Taormina, le pistolettate in via Isidoro La Lumia, alla Marinella e allo Zen sono la conseguenza più feroce della facilità di armarsi. A volte si riesce ad evitare il peggio. Lo scorso maggio i carabinieri arrestarono a Brancaccio due persone con tre pistole, un fucile a pompa e due mazze chiodate. L’ipotesi è che stessero andando a compiere un agguato.

Altre volte prevenire è impossibile. Come nel caso dell’omicidio del ventenne davanti al pub in via Spinuzza.


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