Palermo, Zen "in riscossione le quote condominiali mafiose"

Allo Zen “sono in riscossione le quote condominiali imposte dai boss”

I carabinieri allo Zen
Un obolo anche per le mogli dei detenuti

PALERMO – Negli ambienti mafiosi la chiamano “quota condominiale”. Una tassa che il boss di turno impone ai residenti dei padiglioni dello Zen. I soldi servono per le manutenzioni e per sostenere i detenuti.

Militarizzazione mafiosa alla Zen

L’ultima inchiesta della Procura di Palermo svela la genesi della “militarizzazione” del quartiere progettato dall’architetto Vittorio Gregoretti.

Francesco Stagno, arrestato nel maxi blitz antimafia della scorse settimane, ne parlava con la moglie alla quale erano arrivati “50 euro” per “mia madre che era senza soldi”. Il denaro era stato raccolto da “un ragazzo… quello del condominio”. Un addetto che faceva “il giro per le case” in virtù di una “legge timbrata”.

Così la definiva Stagno che spiegava la genesi del controllo mafioso, là dove i boss sopperiscono alle mancanze altrui. Non doveva essere considerata una forma di pizzo: “…. ci deve essere sempre essere chi pensa a certe cose, chi pulisce il padiglione, chi mette l’acqua, ripara il motore, ti mette le luci, ci vuole un capo posto ogni cosa… per rendere le cose sempre buone… non è pizzo”.

I carcerati dello Zen

La fornitura idrica nei ricordi dell’indagato era stata merito del boss Salvatore Lo Piccolo, “signore” di San Lorenzo. Il boss “aveva fatto i lavori” e per recuperare i soldi era stata imposta una piccola tassa. All’inizio “non c’erano carcerati allo Zen” da mantenere.

Le cose, purtroppo, sarebbero cambiate presto. “… dopo i primi arresti” scattò la catena di solidarietà per i detenuti. I soldi iniziarono a servire per aiutare le moglie dei detenuti “e così è rimasto per sempre”. “In automatico, è rimasta una cultura”, diceva Stagno.

La cultura più pericolosa dove la mafia si sostituisce allo Stato che spesso è assente. Con delle eccezioni. Niente aiuti economici “a chi spaccia droga, a chi fa rapine, a chi fa furti”. Questi ultimi si autofinanziano da soli.


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