Papadopulo non dimentica Palermo | "Tornare? Non c'è nulla di concreto"

Papadopulo non dimentica Palermo | “Tornare? Non c’è nulla di concreto”

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papadopulo1Dalla Toscana con ardore. Il “Papa” non dimentica Palermo, la risalita in campionato quando ereditò la squadra da Del Neri nella stagione 2005/06, le semifinali di Coppa Italia, raggiunte anche dopo un 3-0 al Milan, l’eliminazione in Coppa Uefa contro lo Schalke, che usufruì di un rigore e della superiorità numerica. Giuseppe Papadopulo – sulla panchina rosanero 11 partite vinte, 5 pareggiate, 7 perse – non dimentica Palermo, ha mantenuto ottimi rapporti con la società e con la dirigenza. E anche se da viale del Fante hanno ribadito ufficialmente che Davide Ballardini non si tocca, l’allenatore toscano sta lì, in sospeso, garanzia di concretezza e di voglia di lavorare senza fronzoli, garanzia di un entusiasmo che non si affievolisce, anzi che sembra inversamente proporzionale all’età da capelli bianchi.

Papadopulo negli ultimi tempi è stato accostato a due club come Palermo e Napoli. Cosa c’è di vero?
“Di concreto nulla, di reale c’è che sono un allenatore che a giugno ha vinto un campionato (quello di serie B con il Lecce, ndr) e che nonostante questo non ha una panchina. Di reale c’è la mia voglia di tornare a lavorare per un grande club e quindi è abbastanza normale, quando qualche squadra vive un momento di involuzione, pensare al mio nome. Napoli e Palermo sono due grandissime piazze e qualsiasi allenatore vorrebbe lavoraci o tornarci”.

Ma non la infastidisce vestire i panni del “traghettatore” e non essere scelto piuttosto per un progetto da portare avanti fin dall’inizio?
“Assolutamente no, so benissimo che il mio rientro in pista è legato a situazioni del genere, quando magari gli obiettivi stagionali rischiano di essere compromessi. In passato mi sono trovato in situazioni del genere e credo di esserne uscito bene…”.

A Palermo, in questo senso, la sua esperienza è stata positiva…
“Penso di essere ricordato con piacere e a me capita di fare altrettanto della squadra e della gente di Palermo. Ereditai il gruppo di Del Neri, senza fare poi chissà quali grandi correttivi. Sono arrivati buoni risultati e, poiché, la separazione non è stata burrascosa è legittimo che io pensi prima o poi di potere tornare sulla panchina del Palermo”.

Che rapporti ha mantenuto con Zamparini?
“Buoni, lo sono sempre stati. E lo erano anche con l’ex direttore sportivo Rino Foschi e con l’attuale Walter Sabatini, con cui ho lavorato anche ai tempi della Lazio, cogliendo anche lì risultati importanti”.

Nell’ultimo periodo il gol con il contagocce è stato un problema del Palermo. Si è fatto un’idea di cosa non va più nell’attacco rosanero?
“Preciso che Miccoli e Cavani sono due attaccanti con la a maiuscola, però è chiaro che Miccoli non sta bene fisicamente e che, quindi, in fase di copertura non può garantire un grande sostegno. Pesa tutto sulle spalle dell’uruguayano, che spende molte energie. Però può essere solo un momento. Se Miccoli e Cavani, ad esempio, ritrovassero la rete contro la Fiorentina potrebbero sbloccarsi”.

Una gara niente male per ricominciare…
“Ma nel calcio anche in soli novanta minuti possono cambiare tante cose e gli avversari di un certo livello non devono spaventare, anzi esaltare”.

Il Palermo, insomma, ne verrà fuori?
“Per organico, qualità tecniche e morali, solidità societaria, al Palermo non manca nulla per tirarsi fuori da quest’ultimo periodo negativo”.


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