Parole in Esilio, a Catania la poesia diventa atto civile per la Palestina

Parole in Esilio, a Catania la poesia diventa atto civile per la Palestina

Il laboratorio
L'INIZIATIVA
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CATANIA – Si è conclusa ieri sera al Mezzaparola di via Landolina l’edizione 2025 di Parole in Esilio, laboratorio di poesia collettiva dedicato alla Palestina e, più in generale, alle ferite del mondo. L’iniziativa, ideata da Massimiliano Aci, Filippo Gravina, Valentina Giua e Juan Souto Rodriguez, ha registrato una partecipazione numerosa e profondamente coinvolta, trasformando la serata in un’esperienza di condivisione emotiva e impegno civile.

Ad aprire l’incontro sono stati Massimiliano Aci e Filippo Gravina con una riflessione storico-poetica che ha delineato le radici del progetto. «La poesia non è evasione, ma resistenza all’oblio e alla banalità del male», hanno ricordato, sottolineando come la parola poetica possa costituire un antidoto all’indifferenza sociale e un invito alla consapevolezza critica.

A seguire, la lettura condivisa di testi di Mahmoud Darwish, Yehuda Amichai, Wisława Szymborska e Giuseppe Ungaretti, affidata ai quattro ideatori del laboratorio, ha dato vita a un dialogo corale tra poetiche e sensibilità diverse.

Una delle sezioni centrali della serata è stata condotta da Juan Souto Rodriguez, che ha guidato i partecipanti in un esercizio di riscrittura poetica attraverso associazioni libere. «Ogni partecipante ha scelto una frase o un’immagine significativa, rielaborandola in modo spontaneo, lasciando emergere connessioni inattese tra la poesia internazionale e le urgenze del presente», ha spiegato il curatore.

Il momento più intenso è arrivato con Le Radici del Dire, laboratorio di scrittura collettiva condotto da Valentina Giua, che ha dedicato ampio spazio alla respirazione consapevole e al silenzio attivo come passaggio necessario alla creazione. Da qui è nato il Coro per la Pace: una serie di versi anonimi letti in sequenza, frutto delle elaborazioni individuali dei partecipanti.

Durante le attività creative sono state proiettate visual curate dal visual deejay Gabriele Barbarino, contribuendo a creare un’atmosfera immersiva.

La parte finale della serata, curata da Filippo Gravina e Massimiliano Aci, ha dato spazio alla creatività manuale con la realizzazione di un collage collettivo composto da fotografie e testi poetici prodotti durante le precedenti edizioni. I lavori verranno donati a Expo X Palestine e messi in vendita per sostenere famiglie palestinesi.

Grazie alla collaborazione con Global Movement to Gaza, è stato inoltre proiettato un cortometraggio della regista palestinese Bayan Abu Ta’ema, presente all’evento, e allestito un punto vendita di prodotti artigianali palestinesi, il cui ricavato sarà interamente devoluto alla causa umanitaria.

A impreziosire l’atmosfera le improvvisazioni musicali di Davide Aricò, Luciano Maugeri e Faisal Taher, che hanno accompagnato con una colonna sonora evocativa le diverse fasi del laboratorio.

La serata si è chiusa con un messaggio di speranza e continuità: «Le parole seminate ieri non si sono esiliate: sono diventate foresta. Continueranno a crescere attraverso i progetti che abbiamo avviato», hanno dichiarato gli organizzatori.

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