Paura a Palermo, cavallo imbizzarrito corre tra le vie del centro e causa danni

Paura a Palermo, cavallo imbizzarrito corre tra le vie del centro e causa danni

Commenti

    questo comportamento del cavallo e’ sicuramente indice di stress sarebbe ora di lasciarli vivere nella loro natura e chi si vuole fare i soldi sfruttandoli cambi mestiere o usi mezzi elettrici.

    Ferrandelli assessore al benessere animale……mi sa che il cavallo aveva visto l’assessore!

    L’assessore Ferrandelli sa o dovrebbe sapere che da anni si chiede che vengano vietate queste torture ai cavalli,che chi vuole lavorare (possibilmente in regola) con i turisti,si adoperi acquistando le moto ape,regolamentate per l’uso,togliendo dalla strada e dalle continue torture gli animali. La verità è che nessun politico vuole mettersi contro questi signori,sia per paura che per convenienza (voti).

    I politici sono soltanto dei parlatori dei parolai non fanno nulla di concreto oltre i cavalli da eliiminare bisognerebbe far sparire i posteggiatori abusivi che sono sotto gli occhi di tutti,.nesssuno fa niente

    Naturalmente come sempre deve succedere qualcosa di grave per risolvere questa pesante tortura per i cavalli, non commento altro ” il clima sta cambiando anche per i cavalli troppo caldo e troppe persone ” chi si deve assumere le sue responsabilità lo faccia ” Naturalmente riscriveremo e commenteremo di nuovo nella speranza che qualcosa si concretizzi in maniere Svizzera.

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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