Paura a Palermo, cavallo imbizzarrito corre tra le vie del centro e causa danni

Paura a Palermo, cavallo imbizzarrito corre tra le vie del centro e causa danni

Commenti

    questo comportamento del cavallo e’ sicuramente indice di stress sarebbe ora di lasciarli vivere nella loro natura e chi si vuole fare i soldi sfruttandoli cambi mestiere o usi mezzi elettrici.

    Ferrandelli assessore al benessere animale……mi sa che il cavallo aveva visto l’assessore!

    L’assessore Ferrandelli sa o dovrebbe sapere che da anni si chiede che vengano vietate queste torture ai cavalli,che chi vuole lavorare (possibilmente in regola) con i turisti,si adoperi acquistando le moto ape,regolamentate per l’uso,togliendo dalla strada e dalle continue torture gli animali. La verità è che nessun politico vuole mettersi contro questi signori,sia per paura che per convenienza (voti).

    I politici sono soltanto dei parlatori dei parolai non fanno nulla di concreto oltre i cavalli da eliiminare bisognerebbe far sparire i posteggiatori abusivi che sono sotto gli occhi di tutti,.nesssuno fa niente

    Naturalmente come sempre deve succedere qualcosa di grave per risolvere questa pesante tortura per i cavalli, non commento altro ” il clima sta cambiando anche per i cavalli troppo caldo e troppe persone ” chi si deve assumere le sue responsabilità lo faccia ” Naturalmente riscriveremo e commenteremo di nuovo nella speranza che qualcosa si concretizzi in maniere Svizzera.

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Egr. sott. Puglisi, anche questo suo articolo, come quasi tutti quelli che ho avuto il piacere e l'onore di leggere, è pura poesia, toccante e commovente. Tralasciando, per il momento, la mia opinione sulla totale assenza delle Istituzioni su cui mi sono sempre espresso, credo che, purtroppo, non sarà facile raggiungere il cuore di ragazzi delle Zen che "camminano" armati: la questione, a mio avviso, è di carattere culturale. Il contesto nel quale il “ragazzo che cammina armato” è nato e cresciuto gli ha impartito i “valori” della ingiustificata prevaricazione, della violenza, della criminalità, dell’odio. Si, certo, senza un apparente perché, senza un “giustificato” motivo ma, più banalmente e più semplicemente, per dare sfogo ad una rabbia repressa o a qualcosa che ci somiglia, ma che ci sfugge, avendo avuto ciascuno di noi la “fortuna” di appartenere alla società civile, nonostante i tutti i suoi limiti e tutti i suoi difetti. Oltre il contesto sociale, ancor peggio, c’è il contesto familiare: un ragazzo che commette un crimine punibile con un ergastolo (si appura già tramite intercettazioni ambientali negli istituti di pena) viene “consolato” dai propri cari e rassicurato che la condanna sarà limitata nel tempo. Non ci sono parole utili alla “rieducazione”, bensì l’incoraggiamento a mantenere vivo l’orgoglio. Del resto, essendo cresciuto in una famiglia dove i valori e l’educazione sono indirizzati al disprezzo di tutto ciò che rappresenta lo Stato, non avendo altri termini di confronto, credo che sia quasi scontata la condotta quotidiana del ragazzo che cammina armato, non capacitandosi perché mai dovrebbe fare diversamente. Non vorrei apparire ripetitivo rispetto a precedenti miei commenti, ma rimango fermamente convinto che la totale assenza delle Istituzioni ed il totale abbandono del territorio, sono i principali responsabili morali del degrado morale che ha colpito al cuore il quartiere dello Zen e, purtroppo per tutti noi, non soltanto lo Zen, non soltanto tutti i quartieri di periferia, ma adesso anche il resto della città.

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