"Giocava a fare la guerra" | Assolto Pedicone - Live Sicilia

“Giocava a fare la guerra” | Assolto Pedicone

L'avvocato Marcello Montalbano

Maurizio Pedicone non è colpevole di porto e detenzione in luogo pubblico di armi da guerra. In primo grado gli erano stati inflitti undici mesi. Il difensore, Marcello Montalbano, ha sostenuto che quando fu sorpreso a sparare si trovava, in realtà, in un terreno privato. L'ex capo dei poliziotti municipali: "Sono emozionato".

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PALERMO – Arrestato, sospeso dal lavoro, condannato in primo grado e ora assolto. Per Maurizio Pedcione “il fatto non sussiste”: la terza sezione della Corte d’appello ribalta la sentenza di primo grado.

L’ex comandante dei vigili urbani di Palermo non è colpevole di porto e detenzione in luogo pubblico di armi da guerra. In primo grado gli erano stati inflitti undici mesi di carcere con la sospensione condizionale della pena. Non conosciamo ancora le motivazione, sappiamo, però, che il legale di Pedicone, l’avvocato Marcello Montalbano ha sostenuto che quando Pedicone fu sorpreso mentre giocava a fare la guerra non si trovava in un luogo pubblico, ma in un terreno privato.

Il dirigente comunale fu bloccato, assieme ad altre tre persone, mentre sparavano in un poligono improvvisato nelle campagne di Portella della Ginestra. Per la precisione, in un terreno tra la vecchia strada provinciale 20 e la statale 624 Palermo-Sciacca. E scattarono gli arresti. Pedicone aveva pure provato a patteggiare una condanna a dodici mesi, considerata troppo bassa e dunque respinta dal pubblico ministero. E proprio con il patteggiamento avevano saldato il conto con la giustizia gli altri protagonisti della vicenda. Per Silvestre Venturella, giardiniere del comune di Monreale, la pena fu di due anni. Tre anni e otto mesi, invece, quella patteggiata dall’amministratore di condomini Francesco Cuomo. Cuomo era il proprietario del laboratorio clandestino scoperto dai carabinieri del gruppo di Monreale dove venivano modificate arme e munizioni da guerra. Del gruppo faceva parte anche l’imprenditore informatico italo-brasiliano Gabriele Di Pietro che patteggiò un anno e otto mesi.

La condanna di primo grado consentì comunque a Pedicone di salvare il posto di lavoro. Un anno, infatti, era il tetto massimo di pena entro il quale l’ex comandante della polizia municipale avrebbe conservato l’incarico di dirigente coordinatore del settore Servizi alla collettività (oggi è all’ufficio Igiene pubblica e Sanità ndr). Un solo giorno di carcere in più avrebbe fatto scattare, come previsto dalle restrittive norme del nuovo contratto di lavoro dei dirigenti, il licenziamento senza bisogno di aspettare che la condanna diventasse definitiva.

Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, Pedicone si era difeso sostenendo di non avere mai sparato, prima di allora, fuori da un poligono regolare e che aveva portato solo un fucile da caccia regolarmente denunciato. Alla vista delle armi di Cuomo, però, non aveva resistito. E che armi: una pistola Skorpion, un mitragliatore Bren, una mitraglietta Thompson e una Pts in dotazione ad eserciti e forze speciali di mezzo mondo. Oggi la svolta, con la sentenza di primo grado che è stata ribaltata. “Sono ancora emozionato – dice Pedicone -. Si chiude con esito favorevole un brutto periodo della mia vita”. C’è qualcosa che si rimprovera per quanto accaduto? “Ogni tanto può capitare di lasciarsi travolgere, nostro malgrado, dagli eventi. Una cosa è certa: ho sempre avuto e sempre avrò rispetto per il lavoro della magistratura che ha fatto tutto ciò che andava fatto”.


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Commenti

    Ogni tanto un segno che la Giustizia esiste.
    La tentazione di apparire sui giornali per qualcuno, fu troppo grande.
    Cosí come l’ingiusta detenzione e la mortificazione inflitta a Pedicone.
    CHi gliela ripagherà?
    Sparare al bersaglio non significa giocare a fare la guerra.
    Il tiro a segno è uno sport olimpico.
    E cosí come per giocare a pallone non occorre essere necesariamente a S.Siro, per sparare, CON TUTTE LE REGOLE di sicurezza, non è obligatorio andare al TSN.
    Il fatto è che essere anti armi è cool.
    A prescindere.
    Anche se non si capisce nulla di armi ed anche se di fronte alla violenza ingiusta si invoca la forza dissuasiva delle armi.

    Mi chiedo e Vi chiedo: chi ripagherà il Signor Pedicone (questa sentenza acclara che di Signore si tratta) dell’onore rubato, del dispiacere patito, della carriera compromessa, della derisione di coloro che con il “codice” in una mano ed il giornale nell’altra, sentenziavano la sua colpevolezza.
    Non lo conosco personalmente, ma ciò che ha fatto era legittimo (legittimo=consentito dalla legge in quanto non contrario alla legge).
    Le sue armi ad onta del preteso “arsenale da guerra” che fu accusato di possedere erano armi comuni, armi sportive ed armi da caccia, tutte – per numero e per potenzialità operativa – classificate quali legittimamente detenibili e legittimamente detenute.
    E’ troppo facile chiedere scusa, risarcire, dopo aver causato l’annichilimento mediatico dell’uomo-funzionario e dei suoi affetti, che volenti o nolenti, sono stati gravemente oltraggiati dall’ingiusto arresto e dalle sue ingiuste conseguenze.
    Mi chiedo e Vi chiedo:l Essendo almeno 6 articoli “correlati” editi dalla vostra testata, e non m,i curo neanche degli altri apparsi su quotidiani, telegiornali e web, intendete usare la stessa grancassa per ristabilire – almeno mediaticamente – l’onore all’uomo e verità ai fatti?
    Mi chiedo e Vi chiedo: e se ciò fosse accaduto a me, a Voi…..
    Mi chiedo e Vi chiedo: e se accadesse ancora?

    Ciò che dovevo, io l’ho detto.

    p.s. ciò che dico oggi (e cioè che i comportamenti del Pedicone fossero legittimi), lo sostenevo già all’epoca dei fatti.

    Da vecchio appassionato di tiro a segno ed a piattello sono contento che qualcuno cita il TSN, oggi diventato un fortino inaccessibile e riservata solo a chi deve ottenere il costosissimo ( e senza ricevuta) certificato maneggio armi. QUando è scoppiato il caso non pensavo che si trattasse dello stesso comandante Pedicone in servizio al Comune di Palermo. LA versione Rambo di Maurizio era quasi caricaturale. Non brillava con il sovrapposto sulla pedana di tiro a volo quindi, Ora che puoi torna ad allenarti AL POLIGONO. Anzi aiutaci a riaprire tutti i giorni quello di Villa Nave. Anche le linee ad aria compressa

    Lo ripagheremo noi con le nostre tasse: basta chiedere il “risarcimento per ingiusta detenzione”.
    E non ditemi che questa é giustizia: quanti spacciatori, abusivi, ladri e rapinatori hanno continuato indisturbati mentre ci si dedicava a quest’inutile indagine?

    La magistratura dovrebbe impegnarsi a condannare i delinquenti e non le persone per bene come Maurizio Pedicone.

    Allora scrissero scrissero che l’attività la svolgevano in un terreno non privato con armi anche da guerra quindi, a pagare dovrebbe essere chi a preso asini per lampioni.

    Aveva chiesto di patteggiare la pena, che equivale a riconoscere il reato e ad usufruire dello sconto della pena. Ha ammesso, si legge nell’articolo, di non avere resistito alla “tentazione” di sparare con una pistola Skoprion, un mitragliatore Bren, una mitraglietta Thompson e una Pts in dotazione ad eserciti e forze speciali di mezzo mondo. I commilitoni delle sparatorie per gioco hanno tutti riconosciuto i fatti addebitati ed hanno patteggiato. Adesso l’unico motivo dell’assoluzione sarebbe che li ha usate in un terreno privato. Ma, sul posto come ci sono arrivate le armi, sempre attraverso terreni e strade private? Mah, e ci sono pure quelli che parlano di montatura!!!!! Buon sparo.

    Se non ricordo male con lui a capo della PM c’erano molti meno posteggiatori abusivi e quei pochi non erano così arroganti.

    Ho visto un servizio su sky BBC in cui si decantavano le lodi del kalashikov ritenuto superioreanche allo M16 e M18. Nessuno ha un terreno privato dove potrei esercitarmi? E potrei provare anche qualche bazooka. Preciso che sono un dirigente regionale quindi si dovrebbero applicare anche a me le salvaguardie applicate a Pedicone.
    Se poi non fosse possibile posso almeno tirare con la fionda a qualche effigie di politico in luogo pubblico?

    Io capisco cosa vuoi dire. Anche la mia famiglia è stata sconvolta da un’infamia falsa e sbattuta sui giornali… E’ il sistema giustizia che non funziona. Spesso con l’archiviazione o l’assoluzione che il fatto non sussiste se ne lavano le mani, invece credo che anche una giustizia affrettata dovrebbe pagare se ha sbagliato! Grazie

    Quasi mai pagano l’ingiusta detenzione…

    Oltre al poligono di tiro improvvisato avevano un arsenale illegale di armi modificate quindi, se questo non e un reato beatifichiamo anche gli altri.

    secondo me ricordi male……e poi devo dire che un gruppo di persone che viene trovato con un potenziale bellico di quelle proporzioni,a prescindere se sia il capo della polizia o il capo dei capi di tutti i capi,intanto si accomoda in prigione dove avrà più tempo per riflettere e spiegare il motivo per cui di nascosto da tutti se ne va in giro con tutte quelle armi,poi saranno i giudici in tutta libertà a stabilire se è buono o cattivo,io questa ingiusta detenzione non la vedo…….l’unica cosa ingiusta è il trasporto clandestino non che lo spostamento di queste armi senza che nessun comando di polizia lo abbia autorizzato…………Signor Pedicone hai preso un bello scivolone…..

    E quindi i giudici della Corte d’Appello (che giudicano con gli atti processualie non con pettegolezzi e ipotesi dei giornali) sono asini? Corrotti? Guerrafondai? Amici degli amici?
    Qual é la conclusione di questo ragionamento?

    se hai tanta voglia di Giocava a fare la guerra…….vai in Libia a combattere contro l’isis

    un bravo all’avvocato Marcello Montalbano
    Ennio Tinaglia

    Tartassato, la conclusione è che i commilitoni hanno patteggiato (riconosciuto) i reati, Pellicone ha prima chiesto il patteggiamento (ha riconosciuto anche lui gli addebiti), poi ha trovato l’escamotage del gioco alla guerra in terreno privato e… oplà il gioco è riuscito. Che dire? Ogni testa è …tribunale!

    e dov’e’ la novita’ parrebbe che ha la moglie magistrato

    Se avessero beccato un poveraccio condanna e posto di lavoro perso ne sono sicuro.la prossima volta si faccia travolgere in qualcosa di piu serio magari aiutando qualcuno sul sociale che economicamente non se la passa bene come lei.

    Ma se un cacciatore esce con la sua arma da caccia deve darne preventiva comunicazione alle forze dell’ordine? Se è così si tratta senza’altro di reato, altrimenti signori Vittorio, Gino Pallino, Aldo e Giovanni Micale ex pip, finitela di continuare il tiro al bersaglio su una persona che la sentenza che stiamo commentando ha riconosciuto non punibile.

    Caro amico, bene è che Pedicone sia stato assolto. Per sua fortuna ha potuto dimostrare che le accuse erano infondate. però, però, però questo non significa che l’indagine sia stata inutile. Questo punto di vista, il Suo, è non solo sbagliato ma rivoluzionario ed eversivo. I Carabinieri allora trovarono persone armate con armi da guerra, tra cui Il pedicone, che sparavano in un’area, erroneamente (alla luce della sentenza) ritenuta “pubblica” e non come appurato “privata”. Tutto bene quel che finisce bene, ma non diciamo che le indagini sono inutili, prego….

    …Si perchè “LUI” essendo armato, sparava! Ma mi faccia il piacere sig. Pio.

    quindi posso prendere i miei fucili ed andare in campagna a sparare….tanto sto giocando alla guerra????invece di andare al poligono??? ma chi se ne frega delle regole…..

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