CATANIA – “Chi abusa, sfrutta strumenti tecnologici sempre più sofisticati per manipolare immagini dei minori”. Don Fortunato Di Noto, presidente e fondatore dell’associazione Meter per i diritti dell’infanzia, non è sorpreso dalla notizia di questi giorni: la polizia postale di Catania ha arrestato il collaboratore scolastico di un istituto catanese. 58enne, è indagato per detenzione di un ingente quantitativo di materiale pedopornografico.
Nei dispositivi elettronici a disposizione dell’arrestato è stato scoperto un ingente quantitativo di immagini e video pedopornografici. Anche con vittime in età infantile. Immagini raccapriccianti, che hanno fatto scattare l’arresto in flagrante. Ora si trova ai domiciliari.
L’allarme già nel report del 2025 di Meter
Per gli investigatori della polizia postale di Catania, le foto digitali sarebbero state riprese all’interno dei locali scolastici con alunne minorenni. Alcune sarebbero state realizzate a loro insaputa. Le immagini poi sono state modificate con programmi di intelligenza artificiale. Le foto delle ragazzine sarebbero state denudate da questi programmi digitali. E posizionate accanto a immagini dell’indagato.
Il caso, secondo don Di Noto, conferma ciò che l’organizzazione denuncia da tempo: “Lo abbiamo scritto – afferma – nel nostro dossier e nel report”. L’allarme era chiaro: il fenomeno della pedopornografia digitale e dei deepnude generati con AI è in crescita. La vicenda del collaboratore scolastico lo conferma. Secondo il Report 2025 dell’Associazione Meter, durante il 2025 sono stati identificati 8.213 minori vittime di deepnude.
Milioni di immagini e video di abusi reali
“Questi contenuti artificiali si aggiungono a milioni di immagini e video che coinvolgono abusi reali su minori – prosegue don Di Noto – rendendo ancora più urgente potenziare prevenzione, controllo e denuncia per proteggere i bambini online”. Secondo il Report 2025 dell’Associazione Meter, durante il 2025 sono stati identificati 8.213 minori vittime di deepnude.
Per il sacerdote, che da sempre è in prima linea per la difesa dei bambini, il deepnude “non va relegato a un fenomeno virtuale”. “Le foto e i video sono sempre tratti dal reale – fa notare – e i minori, inconsapevoli, ne subiscono un trauma pesante per la loro stabilità emotiva”.
L’ambiente scolastico “non va criminalizzato”
Il caso è avvenuto in un istituto etneo, ma don Di Noto lo dice chiaramente: il problema non è la scuola. “Non vorremmo criminalizzare l’ambiente scolastico – chiosa don Di Noto – del resto spesso le foto e i video non accadono proprio lì dentro. Inoltre, come ben sappiamo, i ragazzi dovrebbero lasciare fuori dalle classi i cellulari o eventualmente sospendere l’utilizzo durante le ore di lezione”.
“Nel caso del collaboratore scolastico è ovviamente un operatore nella scuola, che avrà avuto le sue assurde e illogiche perversioni – afferma ancora – per quanto riguarda la manipolazione delle immagini delle studentesse o studenti nell’ambito scolastico dove lui lavorava. Il problema è molto più ampio. Ci sono persone che utilizzano le foto e i video in maniera serena. E ci sono persone che invece le utilizzano in maniera perversa, per sfruttamenti sessuali che possono anche divulgare o condividere con altri. Il problema non è solo marginale, ma è molto più grande di quanto noi possiamo comprendere”.
“Totalmente disponibili a supportare le vittime”
“Il centro di ascolto Mater è totalmente disponibile per le vittime, anche in questa occasione – sottolinea il presidente -. Lo abbiamo già fatto. Ci sono state delle studentesse che si sono rivolte al nostro centro, in passato, che abbiamo aiutato anche a uscire da queste situazioni. Noi siamo dei segnalatori attendibili riconosciuti dall’Agcom. Abbiamo segnalato ai social e siamo riusciti a far rimuovere il materiale di deepnude”.
“Il nostro centro di ascolto è disponibile, anche tramite il nostro numero verde nazionale 800455270, che è sempre a disposizione – ribadisce – per qualunque informazione, chiarimento o accompagnamento alla denuncia. I nostri professionisti sono disponibili e altamente qualificati per affrontare il problema”. Per il presidente di Meter, aldilà degli aspetti criminali emersi da questa vicenda, c’è da lavorare molto con i ragazzi. “Sono 35 anni che lo diciamo, che lavoriamo, che lanciamo allarmi, che operiamo nelle scuole, ma c’è ancora tantissimo da fare – conclude -. Soprattutto occorre investire in educazione, buonsenso e responsabilità”.

