CATANIA – “I pensionati catanesi sono tra coloro che possono essere definiti “poveri” o a rischio povertà. Infatti oltre la metà di loro ha un reddito familiare sotto il limite di 1000 euro mensili, mentre una famiglia su dieci non supera i 500 euro mensili”. L’analisi di Nicoletta Gatto, confermata oggi pomeriggio al termine dei lavori congressuali segretario generale dello Spi Cgil, il segretario dei pensionati, sottolinea ancora una volta i risultati della ricerca Ires divulgati nei giorni scorsi. “Il dato dovrebbe preoccupare in primo luogo il governo di questo paese, inducendolo a mettere in campo politiche serie di sostegno al reddito, mentre invece – sottolinea la Gatto- ci si è fermati alla famosa carta acquisti che non ha minimamente risolto il problema della povertà, anzi lo ha aggravato, ampliando la sensazione di esclusione sociale per i possessori di tale strumento che tanto assomiglia alla famosa tessera dei poveri”.
Al congresso di oggi dal titolo “La forza del nostro viaggio”, sono intervenuti il segretario uscente Nicoletta Gatto, il segretario generale della Camera del lavoro Angelo Villari, il segretario regionale dello Spi, Giorgio Scirpa e Beniamino Lami, segretario nazionale dello Spi. Il dato relativo alla decurtazione dei trasferimenti statali agli enti locali, con conseguente diminuzione delle risorse destinate da questi ultimi alla spesa per il welfare ( e dunque il capitolo che maggiormente interessa i pensionati), è però ampiamente compensato dal dato relativo alle entrate dei comuni siciliani costantemente in crescita dal 2009 al 2013. Una recente indagine condotta dallo SPI nazionale mostra, infatti, come i comuni siciliani abbiano registrato nel periodo preso in considerazione un incremento delle entrate del 14,7%, mentre per la provincia di Catania tale incremento è del 21,9%. Questo dato è da ricondurre all’aumento della tassazione locale, con particolare riferimento alle addizionali IRPEF e per il 2012 all’IMU.

