PALERMO – Qualcuno lo ha definito un “vanitoso”, altri un governatore inadeguato, altri ancora gli hanno persino promesso una denuncia per voto di scambio. Crocetta sembra non piacere a molti. Ma alcuni, tra quelli che in questi mesi lo hanno ferocemente attaccato o criticato, hanno deciso di far parte del suo governo. Come se nulla fosse. Come se tra le parole e i fatti non debba necessariamente esserci una coerenza, un legame.
Erano giorni caldi, anche climaticamente, quelli in cui Mariarita Sgarlata veniva fatta fuori dalla giunta di Crocetta per una storiaccia poi rivelatasi una bolla di sapone. Una presunta piscina abusiva dell’allora assessore ai Beni culturali trascinò nella polemica anche la Soprintendente di Siracusa. Un polverone inutile. La piscina era in regola. La dirigente si era comportata in maniera corretta. E anche l’assessore. Ma la Sgarlata verrà fatta fuori da Crocetta, che in quei giorni decide di pescare dal mazzo infinito delle sue nomine, la figura di Piergiorgio Gerratana, un consigliere comunale di Rosolini.
Peccato che proprio in quei giorni, in alcune sezioni proprio di quel paese e di Pachino, si stessero per ripetere le votazioni per l’elezione dei deputati regionali. Anche lì una storia piena di dubbi, incertezze e carte bollate. E che alla fine porterà all’esclusione dall’Ars di Pippo Gianni e al ritorno di Pippo Gennuso. Ma la nomina di Gerratana, proprio in quei giorni, fu fortemente contestata da diversi esponenti politici. Il più determinato? Il presidente della commissione attività produttive Bruno Marziano, deputato del Pd. Che andò giù durissimo nei confronti di Crocetta: “Presenterò – disse in conferenza stampa – una denuncia alla Procura della Repubblica per chiedere di verificare se la nomina da parte del presidente Crocetta del neo assessore al Territorio Piergiorgio Gerratana possa ipotizzare in qualche modo il reato di voto di scambio. Chiederò di verificare – ha aggiunto Marziano – se non è ravvisabile come turbativa del normale svolgimento delle elezioni a Rosolini e Pachino la nomina di un assessore che per storia e amicizia personale è vicino a un candidato del Megafono che può influire in qualche modo sull’esito delle elezioni”. Voto di scambio. Una accusa durissima, alla quale Crocetta rispose con sarcasmo: “Non si ammazza una mosca con una cannonata”. Quell’accusa, alla fine, affonderà di fronte all’esito delle elezioni che hanno portato alla conferma di Marziano. Tutto dimenticato, quindi. Al punto da spingere il parlamentare a mettere alle spalle la diffidenza nei confronti di quel governatore che con le sue nomine avrebbe provato a inficiare la regolarità delle elezioni, e a entrare addirittura nella sua giunta. Da accusatore ad assessore, la parabola di Marziano.
E qualche accusa se l’erano scambiata anche il governatore e Antonio Fiumefreddo. L’avvocato catanese alla fine ha deciso di rifiutare l’incarico. Ma la sua designazione – a dire il vero il secondo tentativo, dopo quello del 2014 – aveva in qualche fatto dimenticare una polemica non così antica. Era il settembre del 2013, quando proprio Crocetta allungò ombre sulla gestione e sulle spese del teatro Bellini da parte di Fiumefreddo che ne era stato il Soprintendente: “Sono stati fatti dei regali? A chi? Vogliamo saperlo”. Una polemica che innescò una replica anche un po’ piccata “Mi sarei atteso – ha scritto Fiumefreddo in una lettera pubblicata integralmente da Livesicilia il giorno dopo le dichiarazioni di Crocetta – maggiore prudenza da un uomo accorto come il governatore. Mi piacerebbe anche suggerire a Crocetta di seguire il mio esempio e quindi di assumere sul suo conto corrente le spese relative ai doni che la Regione giustamente offre agli ospiti, ma non mi risulta che lo faccia”.
Fiumefreddo alla fine non entrerà in quell’esecutivo popolato da colleghi che non hanno certamente risparmiato “carezze” al presidente. Giovanni Pistorio, ad esempio, confermato in giunta con una delega diversa, anche nel recentissimo passato non era stato per nulla “affettuoso” nei confronti del suo presidente. “Gli ho suggerito– disse poco più di un anno fa – di fare anche lui una sana autocritica sulle esperienze Cuffaro e Lombardo. Ma l’ho trovato del tutto indisponibile perché è un uomo la cui vanità politica è marmorea. Un uomo che non immagina neanche di commettere degli errori”. Solo una delle schermaglie frequenti tra il governatore e l’ex assessore alla Salute di Cuffaro. Una esperienza passata, quella di Pistorio, che sembrava precludere al politico catanese qualsiasi possibilità di far parte di una giunta di Crocetta. Almeno, il governatore in questo senso era stato molto chiaro. Si discuteva, anche allora, ovviamente di rimpasto. Era il 31 marzo del 2014. Un anno e mezzo fa: “Il governo nuovo – disse Crocetta – non può avere uomini che ritornano dal passato. Discuto da mesi con le forze politiche, chiedono ‘un governo nuovo’ e mi aspetto dunque uomini e donne che non rappresentino alcuna continuità con le esperienze di governo precedenti. La palude – aggiungeva – sta proprio nel tentativo continuo di fare riaffiorare il passato che ha vissuto la Sicilia, un passato di due legislature che hanno determinato la crisi finanziaria, economica e sociale della Regione”. Il governatore chiedeva agli alleati “netta discontinuità” e bollava come “paradossale” la richiesta di “cambiare la giunta Crocetta proponendo uomini che hanno contribuito al disastro della Sicilia”. Poi, ovviamente, come è accaduto tante altre volte, Crocetta ci ha ripensato.
Ma l’arte del ripensamento sembra essere una costante negli ambienti politici siciliani. Basti rileggere le gentilezze che il neo assessore all’Agricoltura Antonello Cracolici ha regalato a Crocetta negli ultimi due anni. “Evidentemente Rosario Crocetta – disse – dimentica che lui, con Raffaele Lombardo, si è incontrato a Roma nell’abitazione privata dell’allora senatore Giovanni Pistorio, per chiedere il sostegno alla sua corsa alla presidenza della Regione ancora prima che il Pd assumesse l’orientamento di candidarlo. Ed è utile sottolineare che questo incontro è avvenuto dopo che il Pd, e il sottoscritto come primo firmatario, aveva presentato la sfiducia a Lombardo a seguito del rinvio a giudizio, senza aspettare i consigli di Crocetta che è stato tra i sostenitori di quella esperienza”. Così il deputato regionale replicava al governatore che lo aveva stuzzicato sul sostegno al governo Lombardo, sul suo blog. “D’altronde Crocetta – proseguiva Cracolici – aveva già buone frequentazioni con Lombardo che era il suo padrone di casa a Bruxelles”
Ma non solo Lombardo. Cracolici pochi mesi prima aveva anche indicato una delle fonti del successo elettorale del governatore: “Crocetta – raccontava Cracolici – ha chiesto i voti insieme a Genovese (deputato regionale finito in carcere in seguito a una inchiesta sulla formazione professionale, ndr), che era un esponente del Pd. Starei più attento, sarei più rigoroso in questo genere di cose. Mi pare che Crocetta non si è mai fatto scrupoli nel tenere in piedi alleanze anche con personaggi che venivano dalla destra storica”. Ma siamo solo agli antipasti. Perché Cracolici sarà ancora più duro, nei giorni in cui la sua area all’interno del Pd non era rappresentata in giunta. Era il “Crocetta bis”, quello che Cracolici definì la “giunta dei camerieri”, delle “molliche e dei gabinetti”. “Crocetta – disse Cracolici poco più di un anno fa – vada un po’ in giro: si accorgerà che la gente non ne può più di questo governo”. Poi una stoccata all’altra area del Pd: “Se i renziani vogliono seguire Crocetta nel baratro – prosegue Cracolici – lo facciano pure”. E nel baratro Cracolici sembrava davvero non voler finire, per colpa di Crocetta. Ho sostenuto la sua elezione – disse in Aula – ma questo non significa che io debba pagare questa scelta col suicidio”. E ancora, su twitter, dopo l’addio di Lucia Borsellino profetizzava: “Sembra ineluttabile che alla Regione Siciliana stiano per spegnersi le luci”. Le luci sono rimaste accese. A illuminare i nuovi valzer e i nuovi cambi di poltrone. Un tourbillon che sembrava non piacere a Cracolici. “Crocetta – diceva sempre il capogruppo Pd nel 2014 – parla tanto di rimpastite: vorrei ricordagli che lui ha fatto segnare un record mai visto prima in Sicilia, cambiando 21 assessori in 22 mesi. A questo punto, chi vuole proseguire in questo modo, deve metterci la faccia”. Gli assessori nel frattempo sono diventati 41. Uno di questi è proprio lui. Cracolici ha deciso di metterci la faccia.

